CRIMINÁL

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Un libro molto bello”Daria Bignardi (Invasioni Barbariche)

Un sorprendente intreccio letterario” Luciana Sica (La Repubblica)

“Passato e presente si rincorrono sul filo di una suspense allucinata e feroce” M. Veladiano (Il Giornale di Vicenza)

“Una cornice letteraria che brilla per le costanti digressioni e i cambi di voce narrante“. Leonardo Merlini  (TMNews)

“Criminàl è un libro che rimane in mente. Ha una sua forza di sperimentazione stilistica e invenzione sociologica dopo l’epoca del romanzo programmaticamente facile, riconoscibile, omogeneizzato.”  Emanuele Zinato – Docente di Letterature Comparate Univ. Padova

“Un thriller metafisico e potente” – Valentina Pigmei (Grazia)

“Romanzo composito, che allo strato comico (il fallito di paese con le sue rodomontate) accompagna una vena acre e per niente consolatoria, Criminàl vola alto soprattutto nelle accensioni oniriche e visionarie”. – Roberto Casalini (Al Buon Libro)

Alcune recensioni:

I terribili segreti della Valdagno chiamata Criminàl nel nuovo libro di Pizzati

Da Carlo Pizzati una storia inquietante e vagamente esoterica fra la sua città natale, il Vaticano, l’Archivio di Stato di Venezia e la Biblioteca Bertoliana

Una traccia leggera. Una piccola traccia illuminata da un puntino d’oro, che dalla Galleria delle Carte Geografiche dei Musei Vaticani arriva fino alla Valle dell’Agno. La insegue Carlo Pizzati, 44 anni, vicentino, dal 1987 al 2003 inviato del quotidiano La Repubblica, in questi giorni in libreria con un romanzo, Criminàl (Fbe edizioni, 15 euro), che mette insieme una vicenda in cui passato e presente si rincorrono sul filo di una suspense allucinata e feroce. Storia e invenzione muovono le loro pedine con mano scaltra e sicura, mentre un intreccio di personaggi e colpi a sorpresa scandiscono un racconto stratificato e avvincente. Le pagine di Criminàl raccontano l’emozione di una scoperta per secoli nascosta nello splendore accecante di una visibilità troppo beffarda e assoluta per poter essere immediatamente colta e indagata. O, più semplicemente, come sembra suggerire l’autore, tutto accade quando deve accadere, sotto la spinta di una necessità tanto affascinante quanto segreta.
Stasera alle 20,30, nella sala riunioni Coop Veneto di Recoaro Terme, Pizzati presenterà il secondo dei tre libri scritti negli ultimi sette anni, da quando cioè ha deciso di accantonare il giornalismo per dedicarsi a pieno tempo all’attività di scrittore. Il primo, Tecnosciamani, uscito nella scorsa primavera, è il risultato di un singolare mix che mette insieme spiritualità, tecnologia, voglia di curare un mal di schiena cronico con incontri di frontiera tra scienza, misticismo e un irrazionale che ha il profumo di una sapienza originaria e antichissima. Il secondo, Criminàl, in libreria da un paio di giorni, è un romanzo molto strutturato, che seguendo la vicenda umana e politica dell’architetto Ermanno Calcagno, bello, seducente, ex consigliere leghista vicentino con un’inquietante propensione per il dispotismo e la violenza, scoperchia il gorgo di una provincia dal volto oscuro e terribile. Del terzo libro ancora poco si sa, se non che uscirà probabilmente a fine anno con lo stesso editore.
Non è facile capire ciò che determina l’andamento di Criminal, storia articolata e sottilmente esoterica, capace di muoversi tra le pieghe di una contemporaneità che ha le radici in quel Basso Medioevo attraversato dai guerrieri di Ulrick Drexen, teutonico fondatore del borgo valdagnese, di cui si narra il sogno d’amore con l’anguana Inanna allo scopo di addomesticare le sorgenti che scaturivano dalle rocce del Monte Rotolòn. Uno scenario ampio, immaginifico, nel quale s’incunea una narrazione che prende le mosse dall’inquietante messaggio che Ezio, uno dei due figli di Ermanno, lascia al fratello Gino prima di perdersi per sempre nei boschi delle Piccole Dolomiti. Un messaggio che porterà Gino a indagare sulle origini di Valdagno, la cittadina delle Prealpi venete dove si svolge gran parte della vicenda, per proseguire poi lungo una zigzagante linea d’ombra che lo condurrà fino ai Musei Vaticani. Il colpo di scena arriva quando, nella Galleria della Carte Geografiche, scopre su un’antica mappa che raffigura il Veneto del Rinascimento, la scritta Criminàl impressa esattamente là dove si aspettava di trovare il nome “Valdagno”.
In un crescendo ricco di tensione e di pathos, la ricerca di Gino approderà prima all’Archivio di Stato di Venezia e poi alla Biblioteca Civica Bertoliana di Vicenza. Qui finalmente capirà che il fratello Ezio gli ha voluto rivelare un proposito segreto che sta per compiersi e che cambierà per sempre la vita della loro famiglia.
Con scrittura rapida e incisiva, Pizzati inarca una struttura narrativa ampia e intrecciata, che se talvolta accoglie uno stile volutamente piano e realistico, altre volte si lascia trasportare in una dimensione quasi onirica, dove le anguane, o aquane, creature delle acque che popolavano un tempo la Valle dell’Agno, vengono evocate con le delicate scansioni di un lirismo raccolto e magico. C’è in questo libro un movimento singolare e ipnotico, in grado di mettere insieme verità e finzione, innestando sottotraccia le direttrici di una riflessione che ha nell’atemporalità della condizione umana il suo punto di forza e di snodo. Se a tutto questo si aggiunge che le radici dell’autore vicentino sono proprio a Valdagno, dove ha trascorso i primi sedici anni della sua vita, prima di volare in America, nell’82, dove si è laureato in Economia e Scienze Politiche all’American University di Washington, si capisce quanto la tessitura storica del romanzo risponda all’esigenza di un recupero, anche emotivo, di un vissuto personale che proprio da quella Valle e proprio da quelle atmosfere “piovose, quasi anglosassoni” ha attinto forme e modi di una formazione umana e letteraria che un lungo vagabondare per il mondo ha reso ancora più consapevole e forte.

Maurizia Veladiano                                                                    Il Giornale di Vicenza pg.57    12/02/2011

Dal Veneto al Vaticano, un romanzo familiare

La sensazione di trovarsi di fronte, in qualche modo, a una risposta italiana a “Il Codice Da Vinci” di Dan Brown dura poco, perché “Criminàl”, il primo romanzo del giornalista e scrittore Carlo Pizzati, già noto per l’ottimo reportage narrativo “Tecnosciamani”, è un’opera di altra solidità e di altra struttura rispetto al thriller americano, che ha il pregio di unire una storia familiare a quella mitica del Veneto pagano, in una cornice letteraria che brilla per le costanti digressioni e i cambi di voce narrante.

Edito da Fbe, “Criminàl” è un romanzo solido, meditato, che ammicca a molte tematiche e suggestioni storiche, dal passato remoto alla recente esperienza del separatismo regionalista, ma che in fondo ha un unico vero focus: la storia di una famiglia – i Calcagno, con il terribile padre Ermanno e i due figli Ezio e Gino – e di una città, Valdagno, che nella mappa “Transpadana Venetorum Ditio” conservata nei Musei Vaticani viene indicata da Papa Gregorio Magno, in spregio all’eresia luterana che veniva dal Nord, proprio con l’appellativo che dà il titolo al libro.

La trama gialla, rappresentata da un enigmatico biglietto che Ezio lascia a Gino, è solo un pretesto per parlare d’altro, o forse dell’unica cosa di cui uno scrittore serio riesce davvero a parlare, cioè la sua storia personale inserita nel contesto impazzito del mondo. E Pizzati, che dimostra di avere recepito la lezione di maestri come W.G. Sebald (e, permettete l’azzardo, pure dell’Herman Melville di “Moby Dick”), sa che il romanzo è prima di tutto un sistema, nel quale intorno a un sole ustionante e personale ruotano i satelliti della digressione storica o filosofica.

Così le pagine sulle anguane – donne che nel Veneto mitico erano in grado di capire le leggi della Natura, e per questo furono bollate come streghe – o sul miles germanico Ulrik Drexen che addomesticò le sorgenti di Valdagno, sono piccoli romanzi nel romanzo, che danno all’opera una cifra superiore e lasciano il lettore, che ha appena scoperto luoghi “dove la Natura parla al corpo senza passare attraverso la testa”, con un senso di straniamento e, in qualche misura, di deviazione dal corso normale delle percezioni. Il tutto intervallato da frasi come quella che descrive la nascita del calendario gregoriano: “Dentro quei giorni eliminati per far combaciare di nuovo, come vuole la Bibbia, la Pasqua cristiana con l’equinozio della notte del 20 marzo, sono raccolti tutti gli oggetti perduti dell’universo, compressi come in un buco nero”.

Se un’ombra di metafisica, quella con cui prima o poi ognuno si trova a dover fare i conti, si stende sulle pagine del romanzo, soprattutto quelle in cui compare Ezio, la realtà della storia è però solidamente ancorata agli incubi familiari di Gino (su tutti una scena insostenibile con un accendino e un bambino punito per la pipì a letto), all’impossibilità di liberarsi davvero dalle colpe di genitori che pure non si possono non amare, seppur con violenza, alla imperitura miseria di una provincia che è il cuore nero, spesso nerissimo, di un intero Paese che è stato progressivamente sottomesso “dall’infausto Regno dei Savoia, seguito dal Fascismo, dal Democristianismo, dal Socialismo e poi dal Televisionismo”. E in questo scenario, nel quale i soldi e la ricerca del potere sembrano essere diventati l’unico credo, si muove alla perfezione Ermanno Calcagno, detto Scheggia, stimato architetto e mostro familiare.

Ma “Criminàl” ci dice anche che, per quanto mostruoso, per Gino è comunque “papà”. Ai lettori il compito di decidere se questa considerazione peggiori le cose o contribuisca ad alleviare l’angoscia. Quello che possiamo dire, chiudendo così il cerchio pretestuoso intorno a Dan Brown, è che se nei bestseller americani si cerca sempre di salvare il mondo, nel libro di Carlo Pizzati ci si accontenta di (non) salvare la propria famiglia e la propria cittadina, tentando al tempo stesso di fare buona letteratura.

di Leonardo Merlini            TMNews        21/2/11  su Virgilio Notizie

Criminàl.

Ho fatto un salutare strappo alla mia consuetudine di leggere saggi o libri di autori giapponesi morti e mi sono letto Criminàl di Carlo Pizzati; il libro in questione infatti è un romanzo scritto nientepopodimeno che da un veneto vivente.

A Roma, nei Musei Vaticani, c’è la Ambulatio Gregoriana: centoventi metri per sei metri affrescati da quaranta tavole geografiche volute, appunto, da Papa Gregorio XIII (1502 – 1585) che mostrano il dominio spirituale (ma non solo) della chiesa romana sul mondo. Una delle mappe, quella denominata Transpadana Venetorum Ditio, ha un particolare curioso, ossia all’altezza di Valdagno, cittadina delle Prealpi Venete, non è scritto, appunto, Valdagno bensì Criminal. Questa non è finzione, è vero.

Il romanzo è un noir ambientato a Valdagno e tutta la sua struttura ruota attorno a questo Criminal. Ci sono diversi piani temporali tutti collegati tra loro da un filo criminale familiare. La scrittura è davvero piacevole e mai scontata e la caratterizzazione dei personaggi è superba. A proposito, deliziosamente ritratto il tipo umano del fascista diventato secessionista ma che ha conservato tutto il suo fascistume. Una figura, ahimè, che ho ben presente.

Insomma, sono davvero contento di avere dato uno strappo alla consuetudine.

dal blog Buraku, 31 marzo 2011

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3 thoughts on “CRIMINÁL

  1. Bello questo libro! Onesto, a volte spietato, attualissimo nonostante anzi grazie ai brani storici. Vorrei tradurlo in russo.

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