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Vigilantes vegetariani all’assalto!

pubblicato su “la Stampa” il 30 aprile 2017 – di Carlo Pizzati

scape goatKodai – I vigilantes vegetariani si appostano lungo le strade secondarie, dove di solito viaggiano i camion con il bestiame. Parola d’ordine: salvare la “gau mata,” la madre vacca. In Italia suona come un insulto irreparabile, ma qui, nel contesto religioso indiano, per gli estremisti indù dare la caccia a chi macella le vacche è una missione sacra. E sanguinaria.

In molti stati è diventato illegale il macello e commercio della vacca, animale sacro per la religione indù. Nel Gujarat, dalla scorsa settimana, chi ne uccide intenzionalmente una rischia l’ergastolo.

Così, le sentinelle dei vigilantes si appostano nelle strade dove passa la carne di contrabbando. I Gau Rakshak, i paladini della vacca, operano tramite gruppi WhatsApp dove lanciano il segnale d’allarme con targa, marca e colore del camioncino sospetto. Uno sciame di ragazzini in sella alle moto scatta l’inseguimento. Gridano, minacciano, tagliano la strada e infine bloccano il veicolo. Poi arrivano i picchiatori. I camionisti tentano la fuga. E lì sono botte. Con metodo, non a casaccio: “Siamo addestrati a causare fratture, rotture di ossa, danni interni, senza far sanguinare. In mancanza di lesioni esterne, la polizia non può arrestarci. Finora nessuno di noi è andato in galera nei 6 stati indiani dove abbiamo colpito,” così un portavoce dei Gau Rakshak, Nagendra Kumar, a “India Today”.

Non ha remore Pushpenda Sharma, presidente dei Gau Rakshak dell’Uttar Pradesh, 220 milioni di abitanti, dove dal mese scorso il governatore voluto dal premier Modi è un monaco induista: “Mai colpire i macellai alla testa, solo muscoli, organi interni, ossa. Certo che siamo ladri di vacche. Che problema c’è? Le 20 vacche trovate nell’ultimo camion le abbiamo distribuite subito tra noi. Per salvarle. Non mangiarle.”

L’organizzazione è nata nel 2012. Gli iscritti sono schedati, tesserati e organizzati a turni di vedetta sulle strade. Hanno network, gerarchie e responsabilità precise, molti iscritti in divisa, tra poliziotti e militari.

Hanno colpito in Karnataka, Uttar Pradesh, Rajasthan, a Delhi. Da quattro anni feriscono, linciano e uccidono, colpendo soprattutto i Dalit, la casta più bassa, e i musulmani. E spesso mettono online i video con le spedizioni punitive in quest’India radicalizzata, dove molte macellerie, anche negli stati dove non c’è ancora la “legge salva-vacca”, chiudono le saracinesche per paura, terrorizzati dai vigilantes vegetariani armati dei manganelli lathik, sbarre di ferro e spadoni della mitologia del Mahabharata.

Tutto ciò in un paese, l’India, che ha di nuovo sorpassato il Brasile come massimo esportatore di carne bovina al mondo, con più di 2,4 milioni di tonnellate. È carne di bufalo, dicono. Non vacca sacra. Ma le regolamentazioni indiane sono vaghe in materia. Non è dato sapere quante vacche siano mischiate nella categoria “carne bovina.”

Il problema economico, come sottolinea lo stesso ministro degli Interni indiano, Hansraj Ahir, è che se non possono più essere macellate, non rendono più,  quindi “chi si occuperà di tutti questi animali?” Se ne macellano 10 milioni l’anno, in India. Ma se invece sopravviveranno, chi le manterrà?

Il governo ha proposto “santuari per le vacche,” riserve di bovini, ranch immensi. Ma costano uno sproposito. In un paese con più di 170 milioni di poveri, ma poveri veri, è difficile non restare perplessi da questa scelta amministrativa in salsa induista.

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