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Un miliardo e 200 milioni di dati biometrici per la carta d’identità più futuristica del mondo

pubblicato su “la Stampa” l’8 agosto 2017 – di Carlo Pizzati

WellAdjustedNew Delhi – In questi mesi chi vive e risiede in India può trovarsi costretto in una di queste due situazioni: nove ore di fila all’anagrafe nel caldo soffocante, oppure, pagando 1000 rupie/13 euro, far venire a casa un funzionario con computer portatile, disco rigido, aggeggio per scansire le impronte digitali e una sorta di visore da oculista che vi fotografa gli occhi e raccogliere più dati biometrici possibili. Poi, con l’aiuto di suocero e cognata che reggono un lenzuolo bianco dietro di voi, vi capiterà di farvi fotografare per la nuova carta d’identità più futuristica del mondo. Questo procedimento l’ha già fatto il 99 per cento dell’intera popolazione indiana, quasi un miliardo e 168 milioni di documenti, per ottenere l’ormai notoria carta Aadhaar, che in hindi significa “le fondamenta”.

I progetti futuri del sistema costruito su queste fondamenta sono molto ambiziosi. Lo Stato chiede ai cittadini di collegare la carta  biometrica al proprio numero di codice fiscale, al conto in banca e al conto per l’assegno di sussidio. Si tratta della banca dati digitali più estesa e più esaustiva del mondo che potrebbe essere uno strumento di alleggerimento finanziario e burocratico, la garanzia di un controllo fiscale a prova di bomba, la digitalizzazione della sesta economia al mondo, con un settore dei servizi che cresce del 9 per cento l’anno dal 2001, dove però  l’agricoltura dà ancora lavoro al 49 per cento della popolazione. Oppure potrebbe trattarsi di una rete senza precedenti, ma aperta agli hackers che accedendo a un file, potranno entrare in tutti i diversi dati elencati qui sopra.

Difatti, i furti di hard drive, l’occasionale mancanza di criptatura dei dati e la pubblicazione di dati privati online sono già cominciati, con tanto di arresti, ma anche di accuse da chi si oppone a un controllo così intrusivo che digitalizza persino i dati del corpo. Il 5 agosto la polizia di Bangalore ha arrestato un hacker che con un’app trovata su Google Play Store scaricava e poi rivendeva i dati Aadhaar di un servizio ospedaliero on-line. Poi, il famoso campione di cricket Dhoni si è visto ri-twittare dal Ministero stesso uno screen shot dei suoi dati. E a fine luglio lo stesso Ministero ha ammesso la propria responsabilità nelle fughe di dati da suoi vari dipartimenti, senza offrire alcun risarcimento alle vittime.

È dal febbraio del 2015 che lo Stato indiano ha lanciato i “digilockers,” armadietti digitali dove riporre in 1 GB gratuito le immagini JPG del proprio passaporto, codice fiscale, tessera elettorale, patente, lauree, il buono-cibo della “ration card,” le bollette e naturalmente l’Aadhaar. Il tutto, in teoria, per smettere di doversi sorbire chilometri di file per fare fotocopie e timbri,. Ma se qualcuno riesce ad accedere al vostro armadietto digitale, siete fritti.

Fa tutto parte del grande sogno del primo ministro Narendra Modi che ha come pilastro del programma di governo la digitalizzazione del paese. E con la drastica demonetizzazione del novembre scorso, quando Modi ha di colpo reso illegali le banconote da 500 e 1000 rupie, c’è stato un aumento del 25 per cento nei pagamenti digitali.

Ora servizi di taxi via app come Uber, Ola o Lyft godono un incremento di passeggeri. Pagare un passaggio con lo smartphone non è più un privilegio da classe medio alta, ma si è diffuso nella capitale come a Calcutta, Chennai e Mumbai tra donne delle pulizie, assistenti sociali, operai e i lavoratori più umili, grazie al car pooling, la condivisione tra estranei del servizio di taxi. E dopo un primo momento di difficoltà, stanno crescendo anche i “portafogli digitali” come PayTm e altri servizi simili, anche se si è scatenata una guerra tra aziende fintech e banche tradizionali, con sgambetti e colpi bassi.

Il prossimo passo, anche grazie ai dati biometrici della carta Aadhaar, sarà quello di consentire agli esercenti di scansirvi l’occhio con la webcam dello smartphone per far pagare senza bisogno di codici o firme.

Ma quali sono le implicazioni sulla sicurezza dei dati e soprattutto sulla privacy? Con la Aadhaar card si entra in una zona di pericolo serio. Mentre tutti vengono incitati ad aprire un conto in banca, in un’economia che si basava sui contanti, a pagare con carta di debito o credito, a usare Uber e simili, non si ha l’impressione che si stia sviluppando nel contempo un sistema di sicurezza adatto.

La transizione non è semplice. Ad esempio, si è sparsa la voce sui media che non sia possibile esigere la propria eredità se prima non si è certificata l’identità del parente deceduto esibendo la sua Aadhaar. Di fronte alle proteste di migliaia di persone, si è poi chiarito che “è preferibile avere la nuova carta, ma per un po’ si potrà usare la vecchia.” Invece, per ottenere i pasti gratuiti garantiti a 100 milioni di bambini bisognosi delle scuole pubbliche, ci vuole già la Aadhaar card. Nel settore immobiliare la biometrica dovrebbe servire a eliminare le truffe dei prestanome, perché solo con le vere impronte digitali o il vero occhio dell’acquirente si potranno registrare titoli di proprietà.

Questo è il futuro, e il governo Modi è determinato a imporlo.

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One thought on “Un miliardo e 200 milioni di dati biometrici per la carta d’identità più futuristica del mondo

  1. Grazie X questi post,ora devo capire come pubblicarli in feb,Oli hai già fatto tu?ciao

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