CP

Paulo lo schiavo di Joao, il figlio del delfino (da “Il Passo Che Cerchi”)

(Nota: ho ritrovato in un vecchio album alcune foto scattate alcuni anni fa durante un viaggio sul Rio Negro in Amazzonia. In questi scatti appare anche l’uomo che ha ispirato il racconto pubblicato di seguito e anche il cacciatore di giaguari. Prossimamente “Il Passo Che Cerchi” uscirà anche in versione digitale).

Joao è magro e agile. La pelle cuoiosa, più rughe che capelli. Prima cacciava il “gatto della foresta” per venderne le pelli al mercato di Manaus. Adesso si sente troppo vecchio: quello che doveva dimostrare l’ha dimostrato.

E’ notte fonda. Joao illumina il fondo della laguna con la torcia. Alza la fiocina con il braccio, nella luce lunare infilza un pesce alato e lo sbatte ai suoi piedi, sul fondo della canoa, con un gesto netto.

L’animale boccheggia, guardando Joao annaspa e chiede aria. Ma il cacciatore di giaguari ha già ripreso a remare, non bada all’agonia che dilata il tempo, mentre scivola fuori dalla foresta allagata, fitta di tronchi d’albero e di pesci.

Il tridente della fiocina è ancora sporco di branchie, quando vede un altro pesce e raddoppia la pesca.

A venti metri Joao scorge il dorso di un grande pesce emergere con un movimento armonioso dall’acqua per poi rituffarsi.

rio negro football club

Partita di calcio Brasile contro resto del mondo su un isolotto del Rio Negro

“Guarda. Delfino rosso – mi racconta Joao con la voce nasale – Ogni tanto esce dal fiume, prende forma umana, si trasforma in un ballerino e si porta a letto una ragazza alle feste popolari. Scompare con lei per accoppiarsi sul fondo del fiume. Quando, dopo nove mesi, la ragazza dà alla luce un bimbo senza padre, il neonato viene soprannominato: ‘il figlio del delfino’. Come me. Qui dicono che se uno scapolo vede un delfino che affiora tre volte vuol dire che si sposerà entro l’anno. Una donna sposata deve guardare dall’altra parte quando appare un delfino rosso: se lo vede tre volte potrebbe restare vedova entro l’anno. Lavarsi il viso nell’acqua dei mulinelli della scia di un delfino porta fortuna. Se uno di questi animali passa sull’ombra di una ragazza, resterà incinta”.

Il figlio del delfino se ne sta a prua, cappellino da baseball consumato calato sulle orecchie, e affonda la pagaia nel fiume, raccontando. Le lucciole si confondono con il riflesso delle stelle sul fiume Jauperì, mentre l’urlo dei rospi e delle scimmie riempie il sottofondo della notte.

Tra una remata e una fiocinata, racconta del rospo di cinque tonnellate, della minaccia del macaco-vampiro, della scimmia “succhiasangue” che si attacca al collo.

Sento un formicolio salire lungo la nuca: la paura che fa il solletico e si gioca di me.

IMG_3162

Il giorno dopo la pesca, Joao mi guida in una passeggiata nella foresta. Prima d’arrivare al sentiero coperto di foglie, vediamo una famiglia di lontre giganti sgranocchiare teste di pesce. Un tapiro corre nei boschi.

Il “figlio del delfino” scorge anche un giaguaro, due scimmiette rosse spuntano sulla cima di un eucalipto.

Joao tira colpi di machete ben calcolati. Apre una ferita in un tronco da dove cola una miscela densa e bianca: è gomma. Intaglia una corteccia con la punta del machete, esce a fiotti  una sostanza appiccicosa: colla.

L’ex cacciatore di giaguari taglia in due un ramo spesso come una lattina, lo appuntisce, me lo passa e dice: “Bevi”.

Bevo. Dalla “lattina della foresta” sgorga un’acqua che sa di legno, ricca di minerali, usata dagli indios per idratarsi durante gli spostamenti a piedi.

Acqua di legno

Bevendo acqua da un ramo tagliato da Joao in Amazzonia (Carlo Pizzati)

Con un altro taglio secco, Joao stacca una scaglia di legno rosso e profumato: “Con questo si fa un infuso che cura i vermi. Questo invece  è per la diarrea, e questo cura le infiammazioni intestinali. L’ho imparato dagli indios”, spiega.

Poi, scalzo come sempre, ritorna lentamente alla canoa dove remando mi racconta la storia della sua famiglia e anche dell’ultimo volta nella vita che ha remato a prua. E mi spiega così perché ha insistito tanto nel sedersi a poppa, lasciando che io gli dia le spalle:

“L’ultima volta che mi sono seduto a prua in una canoa, stavamo tornando a casa da una festa un po’ troppo alcolica, io e il figlio del mio amico Paulo. Il ragazzo era offeso con me. Alla festa ci eravamo presi a cazzotti, di quelli rabbiosi, anche se il motivo non ce lo ricordavamo. Ma c’era solo la mia canoa per tornare a casa perché abitavamo sullo stesso lato dello Xiparanà.

Eravamo lì, in silenzio, nella notte, io e il figlio di Paulo, con le pagaie in mano. Io stavo a prua e il figlio di Paulo remava a poppa. Accovacciato a prua, voltavo le spalle a quell’imbecille del figlio di Paulo, che aveva messo in dubbio la mia forza affrontandomi in pubblico, e le aveva prese. Qualcuno gli avrebbe insegnato una vera lezione, pensavo.

A poppa, il figlio di Paulo, una volta arrivati in una zona lontana dalla festa abbastanza distante da casa per non essere sentito, smise di remare, caricò due colpi nel fucile, prese la mira con cura, e mi sparò alla schiena.

Un unico colpo. Secco.

IMG_3169

Io, che avevo continuato a dare due o tre pagaiate senza accorgermi del dolore alle spalle, spalancai gli occhi, cercai di toccarmi il dorso dove sentivo bruciare la carne. E mentre tentavo di voltarmi per tastare cosa mi aveva colpito, persi l’equilibrio, caddi in acqua, scomparendo nelle acque del fiume.

Il figlio di Paulo restò a guardare per un minuto. Poi riprese a remare pensando forse a cosa avrebbe raccontato: un assalto di banditi, un incidente, oppure avrebbe detto che io avevo rifiutato il passaggio. Avrebbero potuto trovare il mio corpo, quindi meglio dire che erano stati degli sconosciuti. Sì, un gruppo armato ci aveva assaliti e mi aveva colpito a morte e lui, invece, era riuscito a fuggire. Questo raccontò, appena tornato a casa.

Solo che il mio corpo non fu mai ritrovato, evidentemente. Infatti eccolo ancora qui che pagaia e che ti racconta questa storia. Ma nemmeno fu cercato, il mio corpo, perché non ero certo morto e una volta arrivato sanguinante a riva, avevo raggiunto l’ospedale, mi ero fatto operare, estrarre la pallottola e medicare.

Tornato a casa e rimessomi in forze, chiamai gli amici e li guidai alla casa di Paulo, per trovare quell’assassino del figlio di Paulo e ucciderlo, come gridai a Paulo stesso, appena lo ebbi davanti.

Il figlio di Paulo era nascosto  in cantina. I miei amici spintonavano Paulo per arrivare a sfondare la porta e trascinare fuori suo figlio. Paulo sapeva che glielo avremmo ucciso davanti agli occhi. Tanto per dargli una lezione.

Paulo supplicò, e io ebbi compassione.

Gli proposi un patto: “Risparmierò la vita a tuo figlio. Ma devi diventare mio schiavo per il resto dei tuo giorni…”, dissi.

Paulo era vedovo, gli rimaneva solo quel figlio, per quanto cretino.

E acconsentì.

Fece la valigia e partì con me.

Non tornò mai più a casa.

E sono passati 25 anni”.

IMG_3166

Così conclude Joao.

Il viaggio è finito.

Siamo arrivati a casa sua, una specie di grande capanna sulla riva del fiume che sfocia nel Rio Negro, tra animali d’allevamento, le zanzare e i serpenti.

Ad accoglierci arriva sua moglie, Odette, che ci fa accomodare.

Dentro casa vedo finalmente Paulo.

Sta lavando i piatti mentre cucina qualche cosa.

Mi presentano due ragazzi. Uno è figlio di Odette e di Joao, l’altro, così mi dicono senza imbarazzi e pudori, è figlio di Odette e Paulo, lo schiavo.

Finito di mangiare, Paulo e Joao partono per andare a pescare assieme sul fiume Xiparanà. Paulo siede a prua, Joao a poppa.

Odette mi si avvicina e mi dice: “Ora sono come fratelli.”

(da Mondo di “Il Passo Che Cerchi” raccolta di racconti di Carlo Pizzati – Edizioni Edelweiss)

IMG_3171

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s