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“Libri. Carlo Pizzati racconta il suo Sudamerica, oltre il mainstream” la recensione di Leonardo Merlini

pizzati_nimodo4Milano, 5 gen. (askanews) – Un itinerario rocambolesco attraverso il Sudamerica, le sue mitologie rivoluzionarie e le sue costanti contraddizioni; una faticosa storia d’amore tra un giornalista italiano e una (quasi) inafferrabile bionda cilena; una riflessione lucida e disincantata, ma non per questo disfattista, sul mestiere e il senso del giornalismo; un oggetto letterario che sfrutta gli strumenti del mainstream e l’atteggiamento dei bestseller per porre quelle domande profonde e urgenti che sono tipiche della migliore letteratura. Potete scegliere da quale cancello entrare nella lettura di “Nimodo”, il secondo romanzo di Carlo Pizzati, che esce per Feltrinelli Zoom, il marchio editoriale digitale della casa editrice milanese. Un libro che sorprende in tanti modi, che a volte lascia perplessi per la velocità irrefrenabile della trama, ma che ha sempre la forza di ricomporre i pezzi, di ridare ordine al turbinio degli eventi, di riflettere sull’atto di scrivere mentre si sta scrivendo e, quindi, di generare una gamma di emozioni che vanno dalla semplice lettura appassionante al ragionamento sul modo in cui le storie si possono vivere e raccontare (oltre che sul modo in cui ci raccontano). Sempre ricordando, come già ci suggerisce il titolo che riprende un modo di dire venato di fatalismo della lingua spagnola, che “quando le cose sono andate irrimediabilmente male e non è più possibile intervenire per cambiarle è più saggio abbandonarsi al ‘ni modo’ che impuntarsi nel ‘can do’”. Anche questa è una delle possibili lezioni (ma “lezione” è un termine che non rende l’idea, bisognerebbe forse dire “informazione”, pensando anche a Martin Amis) del libro di Pizzati.

Possibili, perché in realtà “Nimodo” sembra fare di tutto per apparire chiaramente riconoscibile come oggetto letterario, ma poi, nei fatti, la quantità di registri del lavoro di Pizzati e il gioco stesso che lo scrittore (che in questo svela il suo talento, non riconducibile a semplici logiche di genere, come aveva già dimostrato il precedente romanzo “Criminàl”) mette in atto con i livelli di lettura, fanno di questo ebook qualcosa di più ricco e meno definibile. E la complessità – della storia del Sudamerica, delle posizioni ideologiche, dell’amore, dello stesso mestiere di chi si deve mettere a raccontare ciò che vive – è forse il vero argomento di cui racconta “Nimodo”.

La trama: il protagonista è Italo Prazzic, giornalista triestino trentenne inviato in Sudamerica per un grande giornale italiano che, da Santiago del Cile, decide di seguire una misteriosa ragazza bionda che per un breve tempo ha realizzato una performance vivendo in una casa di vetro nella capitale cilena. Con lei, la rivoluzionaria Patricia, Italo attraverserà tutto il continente in modi talvolta francamente clamorosi (e al limite del credibile, va detto, ma questo aspetto non è così importante, e poi Pizzati questo mestiere lo ha fatto davvero e si sa che il Sudamerica è il continente dove tutto, soprattutto in letteratura, è possibile) e la sua storia si intreccerà con quella di Fidel Castro, dei resti di Che Guevara, con le Farc colombiane, con il subcomandante Marcos degli Zapatisti messicani e con i fantasmi della dittatura di Pinochet. Viene in mente Roberto Bolaño che, in un memorabile saggio, scrisse che anche personaggi come Kafka e Wittgenstein “volevano solo scopare”, ma anche qui, nonostante la sconfinata ammirazione per il coraggio dello scrittore cileno, dobbiamo dire che questa lettura sarebbe riduttiva (anche se il desiderio per Patricia è uno degli elementi che caratterizzano il personaggio di Italo, ma più rilevante poi in lui è la necessità di scrivere per dare una forma “reale” a tutto quello che ha vissuto, la sua “funzione” di personaggio). E a questo proposito va detto che Carlo Pizzati riesce anche a scrivere una lunga scena di sesso, cosa difficilissima, senza scivolare nel ridicolo o nel morboso e, al tempo stesso, senza assumere pose sfrontate, per dire, alla Philip Roth. Così come depone a favore della solidità dello scrittore il modo sobrio, ma commovente, con cui Pizzati racconta un trip da peyote di Italo.

Lungo tutte le pagine del romanzo scorre anche il tema del fare giornalismo, Prazzic e il suo “rivale” Rizzo Placati – inviato del grande giornale concorrente – sono figure paradigmatiche di un mestiere che cambia, che vive di espedienti e spesso anche di bassezze politiche molto riconoscibili nel panorama italiano. Ma, e questo ma è decisivo, “Nimodo” è un romanzo che non specula su questi aspetti: li mostra chiaramente mostrando però che esiste, anche in questo mondo, una vera passione per le storie, per andarle a cercare e, soprattutto, a raccontare. E così la scrittura è il vero battello ebbro che scivola sulle onde travolgenti del romanzo di Pizzati che, alla fine, quando al lettore comune potrebbe anche essere scappata una lacrima di commozione, piazza una doppia stoccata silenziosa ma inesorabile, prima parlando di “uno dei più gravi errori” della vita di Italo (e così manda all’aria ogni possibile funzione consolatoria del racconto dimostrando finalmente che anche gli scrittori italiani sanno essere letterariamente feroci, pure raccontando la biografia professionale di un semplice giornalista) poi chiudendo la narrazione con una virata di 360 gradi che in qualche modo fa del libro una storia circolare, nemmeno fosse un racconto di Borges, e, una volta di più, rimette in discussione tutte le possibili certezze costruite durante la lettura.

E qui, su questa incertezza scoscesa, ecco che noi restiamo soli e abbandonati. In pratica il massimo che un buon libro possa farci provare. Nessuna risposta, solo tante, tantissime domande. “Ni modo”, verrebbe da dire, oppure una cosa tipo “E’ la letteratura, bellezza”.

(testo integrale della recensione a “Nimodo”di Leonardo Merlini ripresa da Internazionale a questo link)

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