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“L’Europa non è gestita abbastanza democraticamente e non è sufficientemente vicina ai suoi cittadini.” Anthony Giddens sulle speranze europee (per il Fatto Quotidiano)

 HAY-ON-WYE (GALLES) – Il sociologo Anthony Giddens parla a mille persone sotto un tendone tra i campi verdi del Festival della Letteratura di Hay. L’autore della “Terza Via” e professore Emerito alla London School of Economics è in grande forma, il clima è elettrico in seguito ai risultati delle europee: si respira la preoccupazione per questa voglia di spezzare l’Europa.

“La Gran Bretagna, forse per il suo passato imperialista, per il  fatto che è fisicamente separata dal continente e perché non è mai stata invasa si sente solo in parte europea. Ma l’Ukip è andato male a Londra, area cosmopolita, e anche in Scozia, dove la vittoria di Farage potrebbe portare voti agli indipendentisti. Difatti gli scozzesi, molto europeisti, ora hanno un motivo in più per chiedere l’indipendenza: per restare in Europa. Senza la Scozia, il Regno Unito perderebbe dai 2 ai 3 milioni di voti pro-Europa e l’Ukip avrebbe gioco più facile nell’isolarci dal continente. Ma se l’Europa si dividesse, Stati Uniti e Cina controllerebbero il mondo. Le nazioni europee sarebbero un’accozzaglia confusa e senza potere. Per fortuna in alcuni paesi i partiti ortodossi hanno tenuto, come in Germania, Spagna, Portogallo e in Italia, dove Grillo si proponeva come populista di centro-sinistra ma con una politica sulla migrazione simile a Farage. Ma l’Europa, insisteva Churchill, deve a tutti i costi restare unita.” 

E i motivi non mancano.

“Dobbiamo renderci conto che le minacce della guerra e del conflitto non sono lontane. Fino a pochi anni fa sono morte più di 100 mila persone nei Balcani. L’Europa deve esistere anche per evitare questo. La Serbia deve entrare in Europa, la Croazia già lo ha fatto, ma anche l’Albania deve entrare. Abbiamo Putin alle porte e ai confini l’Ucraina, dove lo spargimento di sangue potrà continuare come nelle guerre balcaniche. E poi ci sono Turchia, Medio Oriente e Nord Africa in una fase di forte instabilità. Se ci fosse un’accozzaglia di 28 stati disuniti ad affrontare questi problemi saremmo tutti in una posizione di maggior debolezza.”

anthony giddens al festival di hay

Ma qualche buona ragione per lo scontento c’è.

“L’Europa non è gestita abbastanza democraticamente e non è sufficientemente vicina ai suoi cittadini. Angela Merkel è la leader de facto dell’Europa. Ciò non è giusto, ed è facile vedere come questo crei populismo anti-europeo nell’Europa del Sud. La Commissione Europea è gestita da funzionari. Perché mai la politica europea dovrebbe essere formulata da burocrati? Il Parlamento europeo dovrebbe avere più poteri. Si dovrebbero formare dei media pan-europei. E la lingua inglese, anche se questo non piace ai francesi, dovrebbe diventare la seconda lingua ufficiale in ogni paese europeo.”

E invece si parla della fine dell’euro.

“Se la Germania tornasse al marco tedesco è stato calcolato che perderebbe dal 20 al 30 per cento del suo giro d’affari. Quindi la Germania deve aiutare i paesi del sud Europa, è nel suo interesse investire nei programmi di sviluppo e anche di welfare spagnoli, portoghesi e italiani. L’Unione Europea può combattere una battaglia contro i rifugi fiscali, che sono una forma di corruzione internazionale organizzata, ma il Regno Unito da solo no. Google ad esempio non paga le tasse. Come affrontare un tema simile? Da soli? I prodotti cinesi stanno diventano meno competitivi. Credo che ora in Europa sia possibile produrre a costi più bassi. E che la produzione digitale possa riportare a un’industrializzazione. Penso che dobbiamo produrre più cose da soli. La Storia torna anche indietro. Stiamo vivendo un epoca di cambiamenti giganteschi. E per nutrire questo cambiamento e avvantaggiarsene l’Europa dev’essere pronta a scattare. Ce la possiamo fare, ma solo uniti.”

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