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“Se non risolleva l’economia, cercherà la guerra” (intervista a William Dalrymple per il Fatto Quotidiano)

LONDRA – “Siamo a una Seconda Repubblica. La storia moderna dell’India parlerà dei governi che si sono succeduti dal dopoguerra al 2014 e poi di questa nuova fase. Modi ha conquistato molti record: per la prima volta dal ’79 non c’è la necessità di una coalizione di governo; per la prima volta va al potere un uomo di una casta bassa; e per la prima volta è un Chief Minister di uno degli Stati dell’India a conquistare la premiership.”

Storico e indologo di fama, autore apprezzato per i suoi libri, tra i quali “Nove vite” (Adelphi) e “In India” (BUR), William Dalrymple è uno dei co-fondatori del Festival di Letteratura di Jaipur e autore di un documentario BBC su Narendra Modi. Vive a Delhi, ma passa parte dell’estate nella sua patria scozzese. Lo incontro a Notting Hill.

Chi è, davvero, Modi? 

“Un uomo che si è comportato in modo molto vendicativo e che continuerà a farlo. Non ha amici, ha pochissimi soci in politica, è un leader solitario e senza debiti con nessuno.”

Riserverà sorprese?

“Senz’altro. Ho parlato con alcune persone al Ministero degli Esteri a Delhi e so che c’è molto nervosismo. Perché in verità nessuno conosce davvero quest’uomo e nessuno sa cosa succederà davvero quando s’insedierà con il suo governo.” 

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Ma ha promesso di salvare l’economia indiana…

“Tanti suoi elettori sperano che possa trasformare l’economia. I miei amici economisti che l’hanno incontrato per discutere di temi economici riferiscono che le sue conoscenze in merito sono piuttosto rudimentali. Non è proprio per niente un guru dell’economia. Il suo famoso ‘modello Gujarat’ non è davvero esportabile. Modi avrà molte difficoltà nel riuscire a soddisfare le aspettative che ha creato sulle sue capacità, nonostante la congiuntura internazionale lo favorisca. Il mio timore è che le aspettative deluse lo potranno spingere, dopo due anni di tentativi, a fare qualche azione dimostrativa per distrarre l’attenzione come un’invasione dello Sri Lanka oppure uno sguainare di scimitarre con il Pakistan. Può fare quel che vuole. Ha una maggioranza fortissima. Gli mancano solo 30 voti per poter cambiare la Costituzione, voti che potrebbe ottenere con un semplice patto con Jayalalitha, Chief Minister del Tamil Nadu.”

Lei lo ha definito come “il Putin indiano.”

“Certo. Nel Gujarat si è già comportato esattamente come un Putin. Ai parlamentati del Bjp che non gli piacevano ha fatto togliere la poltrona. È più spietato del Senatore Frank Underwood in House of Cards!”

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Quali sono i rischi di questo scelta dell’elettorato indiano di sacrificare i diritti civili in cambio di una promessa di sviluppo, come lei ha scritto su “The New Statesman”?

“Le prove contro Modi sui massacri dei musulmani nel 2002 sono serie anche se la commissione d’inchiesta sembra assolverlo da responsabilità. Spetterà però alla Corte Suprema di decidere in merito. Quel che è dimostrato è il numero anormale di encounter-killings, le uccisioni-incontro, ovvero quando la polizia arresta persone sospette di omicidio, li disarma e li giustizia sommariamente, mettendo sulla scena una pistola per far credere a una sparatoria. Negli ultimi anni, in Gujarat, c’è stata un’ondata di questo genere di epurazioni violente le cui indagini hanno portato ad arrestare Amit Shah, numero due di Modi, inquisito come mandante di questi pluri-omicidi. Questo è davvero preoccupante, come lo è il fatto che giornalisti del Times of India siano stati accusati di sedizione solo per aver fatto il loro lavoro nei confronti di Modi.”

Cosa accadrà con Pakistan e Cina, vicini “nucleari”?

“Sappiamo che è un falco e ha usato parole molto minacciose con il Pakistan, suggerendo anche di bombardarlo. Ma sono i falchi che fanno la pace, più spesso che non le colombe.”

Come si sente all’idea di rientrare in un’India Modi-ficata?

“È difficile dirlo. Troverò uno stato fascista dove i musulmani sono inseguiti per strada e i giornalisti vengono censurati e intimiditi, oppure in uno stato moderno che affronterà crescita e sviluppo responsabilmente? Spero nella seconda ipotesi.”

(pubblicata su il Fatto Quotidiano il 20 maggio 2014)

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