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“La sua ricetta? Un fascismo senza uniforme” (intervista a Pankaj Mishra per il Fatto Quotidiano)

LONDRA – “Non ho mai avuto una reazione simile a nessun altro mio intervento,” commenta Pankaj Mishra, acuto e colto romanziere e saggista (“La tentazione dell’Occidente” – Guanda) che vive tra una casetta nell’Himalaya e Londra, dove lo incontro. Il suo j’accuse contro il fascismo di Modi, pubblicato dal Guardian, ha generato migliaia di commenti.

Perché, come lei ha scritto, “alcuni Indiani hanno sognato collettivamente, ed essi hanno sognato un uomo accusato di omicidio”? La necessità dell’uomo forte ha un rigurgito specifico in India oppure è una tendenza globale?

“Da decenni vediamo personaggi dalle dubbie credenziali morali come Putin in Russia, Rajapaksa nello Sri Lanka e George W. Bush in America, anche dopo la guerra in Iraq, vincere le elezioni. In India il disdegno morale è meno rilevante poiché negli ultimi 5 anni abbiamo visto molta disfunzione ai livelli più alti. E i media hanno contribuito a creare l’impressione del caos. Modi ha approfittato dell’occasione. Non si può certo dire che suo partito, il Bjp, sia pulito. Ma Modi ha giocato bene la sua mano, con una buona campagna elettorale. Agli occhi di molti indiani i suoi precedenti controversi hanno contato poco. Molti elettori erano completamente all’oscuro delle accuse nei suoi confronti sulla responsabilità nel massacro di più di 1000 musulmani nel 2002. I media si sono concentrati sulla storia del successo. Ma agli italiani non serve guardare ad altri paesi per sapere che il controllo dei media può essere un fattore cruciale nell’amplificazione dell’immagine per un politico eticamente discutibile, no?”

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Sta dicendo che l’elettorato indiano, storicamente astuto, ha subito una rimbecillimento com’è accaduto in Italia?

“Assolutamente. In India, l’ideologia del neoliberismo è stata venduta così bene che ha convinto gli elettori a votare anche contro i propri interessi. Che Modi produca posti di lavoro è una fantasia. Abbiamo già visto esempi di personaggi così in America Latina, Asia ed Europa fare promesse demagogiche simili. Non è mai finita bene”.

Modi come venditore di un sogno fumoso.

“Il Partito del Congress ha dovuto arginare le ambizioni delle grandi corporations la cui frustrazione è cresciuta al punto da garantire appoggio totale a Modi e alle sue promesse di rappresentare gli interessi corporativi contrari ai sussidi e salari garantiti dei programmi di Sonia Gandhi.”

Allora le accuse di fascismo che lei muove contro Modi si riferiscono non solo all’autoritarismo, ma proprio al corporativismo.

“Il piano politico in atto è di unire il potere politico con quello delle corporations. Il fascismo non è, come pensa gran parte della gente, una questione di uniformi. Siamo di fronte alle creazione di un fascismo classico con una componente indiana. Ma abbiamo già visto i risultati fallimentari del capitalismo finanziario in India. Dov’è finito tutto l’investimento straniero a cui sono state aperte le porte? Karnataka, Maharastra, Tamil Nadu sono stati popolosi e importanti che non hanno beneficiato un gran che da tutto questo. Dopo tutta questa globalizzazione, la maggioranza si ritrova impoverita.“

Se fallirà il progetto Modi, quali scenari prevede?

“Lo schema in questi casi è di cercare capri espiatori dentro i confini. Quindi Kashmiri, pachistani, bengalesi e musulmani potrebbero trovarsi a fare da bersaglio di molta frustrazione com’è già successo quando il Bjp è andato al potere e la ‘polizia morale’ assaliva le donne nei locali, o chi veniva sorpreso con bevande alcoliche. Il Bjp è un’organizzazione patriarcale con una visione retrograda delle donne. Due giorni fa un parlamentare del Bjp ha annunciato una proposta di legge contro l’omosessualità. E il Gujarat di Modi ha il primato nella censura dei libri.”

Parlando di libri, lei ha citato Hanna Arendt dicendo che abbiamo il diritto di aspettarci un’illuminazione anche nell’ora più oscura.

“Mi è difficile vedere una speranza. Credo che la sinistra liberal indiana si sia resa colpevole d’aver diffuso il mito del secolarismo, che in verità non è condiviso da gran parte del paese. Un’intera categoria di intellettuali ha promosso quello che pensava l’India sarebbe dovuta diventare, generando così opere di scarsa rilevanza, non paragonabili ai loro predecessori del periodo post-bellico. C’è da augurarsi che le scintille creative si riaccendano, ora che si è spenta questa illusione di ciò che è l’India, e che la più dura realtà inneschi una reazione da parte del mondo culturale che porti a raccontare ciò che davvero è il mio paese.”

(pubblicata il 20 maggio 2014 su il Fatto Quotidiano)

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