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Lo strano caso dell’e-fantasma della signora Pia Farrenkopf (di Carlo Pizzati)

Non che si sentisse il bisogno di dimostrare ancora una volta che il denaro, come scriveva Walter Benjamin, sta in modo devastante al centro di tutti gli interessi dell’esistenza. Ma la storia della signora Pia Farrenkopf, il cui cadavere mummificato è stato scoperto nel suo garage di casa dopo 6 anni di indifferenza pubblica e privata, è significativo anche di qualcos’altro.

Non per via dei pruriti horror-vampireschi-zombi che sarebbe bello passassero di moda (cosa che non accadrà, poiché nutriti dalla necessità d’esorcizzare la tristezza dell’inevitabilità della propria morte), ma proprio perché il caso del fantasma della signora Farrenkopf, ben approfondito qui sul New Yorker, ci parla di un tema molto contemporaneo: le implicazioni del dopplegänger androidico che molti di noi stanno creando, qui su questo schermo.

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È stata definita, la fu signora Farrenkopf, come una dimostrazione del paradosso del gatto di Schrödinger, esperimento mentale di meccanica quantistica che (molto approssimativamente) simboleggia la contraddizione di un gatto ancora vivo mentre lo stesso gatto è anche morto stecchito dal cianuro dentro una trappola quantistica.

Allo stesso modo, la signora Farrenkopf giaceva in lento stato di decomposizione avvolta nel suo giaccone invernale, al volante della sua auto, chiavi nel cruscotto, chiusa in garage per sei anni, mentre i suoi 54 mila dollari in banca continuavano a pagare in automatico le sue bollette: luce, acqua, gas e, soprattutto, quel capestro della modernità chiamata mutuo.

I vicini di casa, nella cittadina di Pontiac, Michigan, sapendo che quella signora riservata era spesso in viaggio per lavoro, con quella gentilezza e generosità di cui non si parla nei giornali perché non fanno notizia (tranne in questi casi), le tagliavano regolarmente l’erba del giardino, pensando di farle un favore.

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E come accade a volte, le buone intenzioni sono le peggiori, perché quel giardino ben curato ha contribuito a tener nascosta la morte della signora Farrenkopf (già in rotta con i suoi parenti), finché quei 54 mila dollari che pagavano on-line le sue spese, si sono dileguati.

Allora, un incaricato della banca preoccupato dai pagamenti interrotti e intenzionato a mettere all’asta la casa, ha scoperto la mummia della fu signora Farrenkopf, incartapecorita al volante della sua auto.

Le indagini, le teorie sul suicidio (era appena stata licenziata) e sull’omicidio (una parente è convinta che la signora Farrenkopf non avesse tendenze autodistruttive) sono poco interessanti, tranne per quel pubblico giallista per sempre illuso che un commissario riesca a mettere ordine nel caos, dando un senso alla vita e ai suoi controsensi. Un primo “Montalbano” già ha deluso tutti dicendo che una mummia ha ben poche tracce organiche utili da regalare a breve.

Ma ciò che affascina è piuttosto il fatto che per “il sistema,” per le banche, i servizi di luce, acqua, gas, tv via cavo eccetera, quest’individuo sia rimasto in vita, anche legalmente, fintanto che pagava. Così come resta in vita nella nostra percezione un deceduto nel suo profilo sui social media. Pensiamo di essere in controllo della nostra identità elettronica, mentre invece questa ha potenzialmente una sua vita indipendente. Non mi riferisco al furto di identità via internet, ma a un’idea più astratta. Cioè, il fantasma elettronico della signora Farrenkopf, che è vissuto istituzionalmente sei anni oltre il suo decesso, non era senziente o spirituale, per quanto ne possiamo sapere, ma in qualche modo quell’identità ha continuato ad esistere indipendentemente, come se il suo doppio reale fosse ancora vivo.

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Non siamo certo nell’ambito della singularity di Ray Kurzweil, futurologo che profetizza la possibilità di fare il download della coscienza ed entrare in un nirvana eterno dentro a un server (magari di quelli ultimo modello fatti di luce), ma questi episodi sono proprio ciò che fanno riflettere sulla nostra identità trasformata da ciò che ci rappresenta: il nostro doppio elettronico.

Sarà pur vero che siamo della stessa sostanza di cui son fatti i sogni, ma è ironico che la presunta nipote della signora Farrenkopf, nel tentativo di dimostrare che la zia non aveva nulla di losco, abbia deciso di postare su apposita pagina Facebook le foto da ragazza di Pia Farrenkopf, le sue lettere, i suoi pensieri, le immagini del suo barboncino bianco e persino una foto di una vacanza al museo delle Streghe di Salem, per ritornare al tema horror.

Garantendo così, con la pagina “Mummified in Michigan”, un’ulteriore protesi alla già lunga vita virtuale di un e-fantasma.

 

pubblicato anche qui sui il Post

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