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Damerini un po’ arroganti, come l’India ci vede attraverso il caso marò. di Carlo Pizzati

CHENNAI (Tamil Nadu)  – Gli italiani visti dall’India attraverso il caso marò? Damerini un po’ arroganti che non hanno capito quanto il peso della loro nazione nel mondo sia diminuito. Pasticcioni che promettono una cosa, poi non la mantengono, e infine, costretti, si adeguano. Vittime, però, su questo non ci sono dubbi, di una gestione scioccante da parte dell’India di questo caso giudiziario.

“Sì, gli indiani si sono resi conto che il caso sta durando troppo, ma, onestamente, pensano anche che l’India sia stata troppo accondiscendente.” Così la vede l’opinionista del “Mint & Wall Street Journal” e militante per i diritti umani, Salil Tripathi. “Quando ai marò fu concesso di tornare a casa per Natale e poi annunciarono che non sarebbero rientrati in India, l’opinione pubblica si scatenò contro l’Italia. Gli indiani pensano che il governo debba essere più tosto con l’Italia, perché, vedi, si è accumulata un po’ di rabbia qui da noi, visto che l’India è una potenza economica in crescita, e c’è l’impressione che l’Italia stia, come dire… cercando di giocare in Serie A quando è già in Serie B. L’opinione, qui, è che l’era della superiorità degli europei è finita. ‘Come si permette l’Italia di dirci come dobbiamo gestire le nostre questioni?’ Se chiedi a un indiano cosa ne pensa, la sua vera risposta viscerale sarà questa. Pochi sono in grado di capire le sottigliezze del fatto che l’incidente può essersi verificato in acque internazionali, che la reazione dei militari italiani era dovuta a una paura ben motivata di atti di pirateria e così via.”

Manu Joseph è un opinionista e saggista indiano che sul “New York Times” tiene la rubrica “Lettera dall’India.” Ed è con tono divertito che fa notare la cura sartoriale dei marò. “Molti osservatori e giornalisti indiani hanno notato lo stile di abbigliamento impeccabile dei marò, considerate anche le circostanze in cui si trovano. Ad ogni modo, i militari italiani si sono sempre comportati con grande dignità.” A parte gli occhiali da sole, le belle camicie sempre stirate e i pantaloni con la piega, la questione è seria, e Joseph lo sa. S’è ventilata irresponsabilmente la minaccia di pena di morte, ora smentita dal ministero degli Interni, tra le proteste rumorose dei pescatori del Kerala. E in Italia, intanto, sono aumentate le fiaccolate, gli accenni di boicottaggio e stanno crescendo da due anni  pericolosi sentimenti di razzismo anti-indiano.

“Il caso è complicato dal fatto adesso il governo indiano è in crisi e ci si prepara alle elezioni,” dice Joseph. “E anche le origini italiane di Sonia Gandhi, presidente del partito a capo della coalizione, si prestano a strumentalizzazioni. Ma non c’è modo che il governo possa influenzare le decisioni di un tribunale, tranne cambiare la legge, cosa che in questo caso non si può fare.”

Ma cosa ne pensa delle interpretazioni di alcuni giornalisti e politici dell’opposizione che sostengono ci sia un ricatto? Sonia Gandhi, per essere tenuta fuori dalla scandalo delle mazzette di Finmeccanica/Agusta, in cambio potrebbe aiutare sul fronte marò. Ci sarebbe un torbido piano, un gioco di attese e di scambi di favori… “Ah, è tutta spazzatura,” commenta Joseph. Al momento non ci sono prove, ma soltanto teorie e accuse strumentali.

Il governo indiano presenterà a breve le sue richieste alla Corte Suprema. Almeno, così si spera. Perché i ritardi e i rinvii sono stati davvero troppi. Non tutti, in India, sono contenti di come è stato trattato il caso, anzi. Kabir Bedi, il Sandokan mito nazionale italiano e Cavaliere del Lavoro dal 2010, che ora firma anche analisi politiche per la rivista “Tehelka,” la pensa così: “L’episodio è avvenuto in acque internazionali e dev’essere giudicato da una tribunale internazionale. Se però vedessi la situazione al contrario mi chiederei: quanto facilmente l’Italia avrebbe lasciato andare due soldati indiani accusati d’omicidio per essere giudicati in tribunali stranieri? Purtroppo i marò sono vittima della politica locale. E una delle brutte cose che hanno in comune i nostri due paesi è la lentezza del sistema giuridico. So che questo caso ha sollevato sentimenti di odio contro l’India e prego perché si trovi una soluzione rapida.”

Dall’odio si è già passati ai fatti. La Provincia di Lecco ha appena bocciato la richiesta di girare un film di Bollywood a Villa Monastero di Varenna. “È un bene pubblico,” dice il presidente della provincia, “e i nostri cittadini non accettano che l’India tenga in ostaggio i marò.”

Allineato con la posizione italiana è l’opinionista Siddharth Varadarajan, ex direttore del quotidiano “The Hindu” e promotore di un forum on-line che ha collegato i lettori indiani con quelli italiani. “Il caso è stato gestito malissimo dai tribunali indiani, con un’inettitudine scioccante!” dichiara Varadarajan. “Dopo che la Corte Suprema si è espressa sul tema della giurisdizione e ha chiesto un processo rapido è scioccante che il caso non sia progredito per un anno intero. Giustamente, il nostro ministero degli Esteri e la diplomazia italiana si oppongono alla gestione del caso da parte della polizia anti-terrorismo Nia. Che c’entra l’anti-terrorismo?”

(versione integrale di un articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 10 febbraio 2014, pag. 3)

(Un video musicale indiano girato a Vicenza, che NON ha boicottato le produzioni indiane…)

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One thought on “Damerini un po’ arroganti, come l’India ci vede attraverso il caso marò. di Carlo Pizzati

  1. Molto interessante la versione integrale dell articolo di Il fatto !questo è’ giornalismo!sentire le varie opinioni per poter ragionare e capire con una visione più’ ampia…..

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