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Il Grillo vegetariano e meditante del partito dell’Uomo Qualunque indiano. di Carlo Pizzati

“Il cambiamento inizia con le piccole cose.” Questo è il suo slogan. Ma quel botto di 28 seggi conquistati nel collegio elettorale di Delhi l’altro ieri non ha per niente il sapore delle piccole cose. Quella crescita da 0 al 28 per cento in un colpo solo rimbomba come il primo passo di un nano forzuto che diventerà un gigante politico.

Questo è il risultato appena ottenuto dalla versione indiana del Movimento 5 Stelle, l’Aam Admi ovvero il “partito dell’Uomo Qualunque.” Ma non fatevi ingannare dal nome, il movimento di Arvind Kejriwal, il nuovo leader 45enne soprannominato il “Grillo indiano” anche dai media di qui, non ha nulla a che vedere con il vecchio Fronte dell’Uomo Qualunque, fondato nel dopoguerra dal giornalista e “qualunquista” Guglielmo Giannini. Qui si tratta davvero di un movimento più simile al grillismo, una mobilitazione dal basso verso l’alto, da Internet direttamente all’urna, una scrollata anti-corruzione che sta scuotendo l’albero della politica per far cadere i frutti marci.

Il programma è semplice. Ripulire l’India dai corrotti, dare spazio alle nuove generazioni con una politica dei fatti, prendere idee sia da destra che da sinistra, andare oltre gli schemi, e soprattutto spazzare via la vecchia classe politica con una bella scopa, assurta a simbolo di partito dell’Aap.

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Ecco, forse Kejriwal in confronto a Grillo è meno incline a grida e insulti: è meno death-metal e più sitar. Il fondatore del partito dell’Uomo Qualunque indiano è un vegetariano che da anni pratica la meditazione Vipassana. Anzi, Kejriwal prescrive proprio la meditazione come base sulla quale costruire con mente focalizzata la propria battaglia politica.

Il risultato immediato, per quanto riguarda il collegio elettorale di Delhi, è che su 70 seggi 32 sono finiti al Bjp, 28 all’Aam Admi Party, mentre il Congress è scomparso dopo quasi 20 anni al potere. La situazione è bloccata e si tornerà alle urne perché Kejriwal non scende a patti (altra somiglianza con il “cugino” genovese).

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Arvind Kejriwal, come Grillo, è un leader sicuro di sé. Però non ha guizzo artistico: è un ingegnere meccanico figlio di un ingegnere elettrico che ha lavorato dal ’95 al 2006 come funzionario dell’Agenzia delle Entrate indiana. Altro punto in comune con Grillo è il tempismo, avendo guidato prima una campagna anti-corruzione (prima unendosi e poi dissociandosi dal gandhiano Anna Hazare) e sponsorizzando in seguito una riuscita legge anti-corruzione.

La sua arma è stata saper usare una nuova legge che garantisce il diritto a chiunque di ottenere informazioni sulle attività dell’amministrazione pubblica. Grazie al Right To Information act sono nate le decine di scandali che hanno massacrato il Congress Party: carbone, aeroporti, progetti di centrali elettriche, edilizia, fino al recente scandalo soprannominato “delle cipolle” (terreni costati a un ministro meno di un chilo di cipolle al metro quadro).

È come se il Congress non si fosse reso conto di quanto pervasiva sia la penetrazione dei cellulari e di Internet che rendono la trasparenza più nitida: l’influenza dei social media come fonte di informazione è un dato irreversibile.

La nuova moneta corrente in India si riassume in due concetti: “basta con la corruzione” e governance. Queste sono le promesse di Kejriwal articolate nel suo Swaraj (Auto-governo), libro che parla del sacrificarsi per ottenere un governo dal basso, con decisioni per alzata di mano, dando più potere e responsabilità al cittadino.

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In un’India in cui la classe media dal ’96 a oggi è cresciuta da 25 milioni a 160 milioni, ma dove in questi 4 anni la crescita annua del Pil è scesa dal 9 al 4 per cento, c’è meno spazio per i soprusi di fronte ai quali tanti erano abituati ad abbassare la testa. L’elettore è un po’ più benestante, più colto e più informato. E ha fame di “Cambiamento,” nome di un movimento fondato da Kejriwal nel ’95 per assistere gli anziani nella dichiarazione delle tasse e per pagare le bollette della luce. È così che l’ex ispettore del fisco ha costruito il suo successo: voto per voto. Negli anni, l’elettorato stava cambiando e qualcuno stava lavorando di fino, assistendo i bisognosi, frequentando rabbia e disincanto per trasformarli in spinta propulsiva.

Ora Kejriwal promette tempesta alle elezioni parlamentari del 2014: “Ci sono tante brave persone nei partiti già esistenti che si sentono soffocare,” ha annunciato, “li esorto a ribellarsi all’interno dei loro partiti per migliorarli. In alternativa, che li abbandonino e vengano a unirsi a noi.”

Ma il modello è scalabile? Ci sono 543 distretti elettorali in una nazione di un miliardo e 200 milioni di abitanti. Il Grillo vegetariano e meditante dell’Uomo Qualunque indiano riuscirà a creare basi e candidati per il 2014?

A giudicare da quel che è riuscito a fare in questi giorni, c’è da scommetterci.

(pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 10 dicembre 2013)

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