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Sonia Gandhi come il ministro Kyenge (da il Post)

Secondo me, il ministro Kyenge dovrebbe farsi una risata, anche se amara, leggendo questa notizia che arriva dall’India.

Il leader del partito fondamentalista indù Shiv Sena, il signor Uddhav Thackeray, ha infatti decretato che Sonia Gandhi, segretario del Congress Party e vedova di Rajiv Gandhi, è un leader politico “importato dall’estero” e dovrebbe quindi “essere rispedita in Italia,” nonostante abbia vissuto gran parte della sua vita in India, dov’è forse la protagonista centrale di quel gioco, spesso tedioso, chiamato politica.

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Qualcuno gli ha fatto notare che la signora Antonia Edvige Albina Maino, detta Sonia, originaria della contrada Maìni di Lusiana sull’Altopiano di Asiago (Vicenza), non la rivorrebbero in Italia. “Ce la dobbiamo tenere.” Potrebbero anche aver ragione, considerato che, secondo i dati più recenti, quest’anno per mancanza di lavoro un vicentino al giorno emigra all’estero.

Qualcun altro gli ha ricordato che la prima donna presidente del Congress Party era anch’essa una straniera che si chiamava Annie Besant, teosofa e militante irlandese che ha dato il nome anche al mio quartiere di Chennai, Besant Nagar.

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Molti altri estremisti si sono però scatenati nel consueto “sì, è giusto, che se ne torni da dov’è venuta!” echeggiando, dall’altra parte del mondo, alcuni ridicoli cori di leghisti e neo-nazi nostrani (accomunati dall’odio bicromico, separati da nazionalismi solo in teoria contrapposti).

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Pur essendo cresciuto anch’io, come Sonia Gandhi, in provincia di Vicenza, sono in realtà nato in Svizzera. Mi chiedo ora se candidandomi a una delle molte elezioni che ancora attendono l’elettorato italiano, alcune forse più imminenti del previsto, non potrei anch’io sperare, se eletto, di farmi ricacciare in Svizzera, nazione di cui, confesso, sarei così felice di poter finalmente diventare cittadino.

Ma forse è perché sono vicentino.

 

(copyright 2013 Carlo Pizzati © pubblicato a questo link su il Post)

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