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Il filosofo del terrore islamico

Dieci anni fa pubblicai questo testo che analizza la filosofia di Sayyid Qutb, ideologo che ha ispirato Osama bin Laden e Al Qaeda. Dopo aver visto di recente “Zero Dark Thirty”, avere letto della condanna definitiva di tre islamici che pianificavano una serie di attentati in territorio britannico nel 2005 e il recente attentato a Hyderabad, in India, ho pensato di ripubblicare qui quest’analisi, visto che non è più disponibile in rete. All’epoca fu un testo discusso e dibattuto, sia in conferenze che in rete.

L’analisi si conclude con un invito all’Occidente a dare una risposta che non sia solo politica, economica e militare, ma poiché il contrasto nasce su una base filosofico-religiosa, anche la risposta sarebbe dovuta venire dalla filosofia.

A dieci anni di distanza, gli attacchi continuano, la risposta non è arrivata.
Il filosofo del terrore islamico
di Carlo Pizzati

S’è parlato di morte e ci sono stati morti. S’è parlato di guerra e c’è stata la guerra. Ma la nostra vera preoccupazione non è nata dalla guerra in Iraq, è iniziata l’11 settembre 2001. E’ causata dal terrorismo, non dalle battaglie in Medio Oriente.
La nostra nuova preoccupazione, dopo la fine della Guerra Fredda, inizia quel settembre di due anni fa. Le conseguenze di quel gesto ci hanno accompagnato per mesi prima dell’attacco all’Iraq. Continueranno ad accompagnarci anche dopo.

Al Qaeda c’era prima della guerra in Iraq e c’è sicuramente anche adesso, dopo la caduta di Saddam Hussein. Per questo è importante cercare di capire cosa c’è alla base ideologica e teologica di questo gruppo terroristico di fondamentalisti islamici.
Le radici di Al Qaeda, le radici ideologiche, non risiedono né nella povertà – come spesso si tende a credere – né nell’antiamericanismo, ma nelle idee di un pensatore egiziano che da ragazzo ha vissuto un periodo negli Stati Uniti, un teologo importante per il radicalismo islamico, morto nelle carceri del presidente Nasser in Egitto, nel 1966: Sayyid Qutb.
Qutb
Per lui, il vero problema del mondo moderno è causato dalla cristianità e l’unico modo per guarire dall’angoscia creata da quello che lui ritiene un antico errore dei “seguaci di Cristo” è il martirio.
L’interpretazione del Corano del filosofo di Al Qaeda unisce i tre rami dell’internazionale dell’estremismo islamico: gli Arabi Afghani di bin Laden e le due fazioni egiziane, Il Gruppo Islamico e la Jihad Islamica egiziana.

Il pensiero di Sayyid Qutb si sviluppa negli anni ’50 quando Gamal Abdel Nasser prende il potere in Egitto, detronizzando il vecchio re Farouk. E’ una rivoluzione nazionalista alla quale si uniscono anche i radicali come Qutb. Spesso nella preparazione dei colpi di stato i giovani ufficiali ribelli hanno bisogno di una figura paterna, di un uomo più vecchio di loro che giustifichi le loro azioni, che faccia da ideologo, da riferimento. Quest’uomo, per i Liberi Ufficiali, per i colonnelli Gamal Adb-Nasser e Anwar Sadat (i due presidenti dell’Egitto post-monarchico) è proprio Sayyid Qutb.

Ricordiamo che i più radicali tra i Pan-Arabisti (rappresentati oggi nell’ala più estrema e violenta dal partito Baath di Saddam Hussein) ammirano apertamente i nazisti e immaginano un nuovo califfato che dimostrasse la vittoria della razza araba su tutti gli altri gruppi etnici.
Qutb invece, vede la resurrezione di un califfato come pura teocrazia dove applicare rigorosamente la sharia, il codice legale del Corano.
Appena ottenuto il potere, Nasser s’impegna a reprimere le attività politiche dei radicali della Fratellanza Musulmana alla quale appartiene Qutb. Molti fuggono dall’Egitto, fra questi Muhammad Qutb, fratello di Sayyid, che si trasferisce in Arabia Saudita dove diventa un distinto professore di studi islamici. Anni più tardi, tra i banchi delle sue lezioni, si può intravedere uno studente dagli occhi languidi, figlio di buona famiglia saudita, che risponde al nome di Osama bin Laden.

Sayyid Qutb, rimasto in Egitto, viene quindi incarcerato da Nasser. Vive in una cella con altri 40 prigionieri, gran parte criminali comuni, passando 20 ore al giorno in loro compagnia e ascoltando da enormi altoparlanti le registrazioni dei discorsi di Nasser. Ma, rifiutando di emigrare in Iraq o in Siria dove gli era stato offerto asilo, Qutb accetta il martirio, rifiuta persino di chiedere la grazia a Nasser, e va incontro alla sua esecuzione nel 1966. In punto di morte, Qutb ha usato i suoi anni di prigionia per scrivere e far pubblicare di nascosto i suoi scritti. Il più importante, la base del suo pensiero, è “All’ombra del Corano”.
Qutb scrive che, in tutto il mondo, gli esseri umani hanno raggiunto una situazione di “crisi insopportabile”. La razza umana ha perso il contatto con la sua natura. Questo è un punto molto importante, che contraddistingue il mondo orientale, teso ad un rapporto armonico con la natura, da quello occidentale, che spesso vede la natura come una forza da domare, da controllare e da conquistare.

Qutb sposa quel concetto islamico chiamato tawhid (la singolarità di Dio, e quindi dell’universo). Per lui “l’universo non può essere ostile alla vita, o all’uomo; né può la “natura”, così come viene chiamata oggi, essere considerata come antagonistica all’uomo, opposta a lui, impegnata contro di lui. Piuttosto – scrive Qutb in “Giustizia Sociale nell’Islam” – lei è un’amica il cui scopo è lo stesso della vita e dell’umanità. E il compito degli esseri viventi non è di combattere la natura, poiché essi sono cresciuti nel suo seno, e lei ed essi insieme formano parte di un singolo universo che procede da una singola volontà”. Secondo alcuni musulmani, il fatto che prima della preghiera ci si lavi le mani con l’acqua e in assenza di questa, si usi la terra o la sabbia è proprio la dimostrazione di questo contatto con la natura prima del dialogo con Allah.

La disobbedienza a questa singola volontà divina è ciò che crea il disordine dell’esistenza attuale: questo è il convincimento del filosofo egiziano. L’ispirazione dell’uomo, la sua intelligenza e moralità stanno degenerando.
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Perché tutto ciò? La causa è la jahiliyya, l’ignoranza pagana della guida divina, e tutti i meravigliosi comfort e invenzioni di alta tecnologia non diminuiscono questa ignoranza. “La Jahilliya si basa sulla ribellione contro la sovranità di Dio sulla terra – sostiene Qutb – trasferisce all’uomo uno dei più grandi attributi di Dio, cioè la sovranità, e fa degli uomini dei signori sugli altri”. Ma questa disobbendienza alla volontà divina si manifesta in forme nuove, assume le sembianze della “rivendicazione del diritto di creare valori e regole di comportamento collettivo e di affermare che il diritto di scegliere il proprio modo di vivere è una prerogativa dell’uomo, senza considerare ciò che Dio ha prescritto. Il risultato di questa ribellione contro l’autorità di Dio è l’oppressione delle sue creature”.

I rapporti sessuali stanno deteriorando ad un livello “più basso delle bestie”. L’uomo è divenuto un essere miserabile, ansioso, scettico, che sprofonda nell’idiozia, nella follia e nel crimine. Sembra quasi di leggere Thomas Bernhard. Nella loro infelicità, la gente si rifugia nella droga, nell’alcol, nell’esistenzialismo: di questo è convinto Qutb. La ricchezza e la scienza non servono a salvare la razza umana. I paesi più ricchi, infatti, sono i più infelici.

Il grande errore
Quando ha inizio tutta questa miseria morale? A questa domanda Nietzsche e altri filosofi nel ventesimo secolo rispondono indicando nelle origini della civiltà occidentale, nell’antica Grecia il momento in cui l’uomo commette quello che Qutb definisce “il fatale errore”. Un errore filosofico prima ancora che teologico che consiste nel porre una fede arrogante nel potere della ragione umana.

Ed è proprio questa fede che ha creato i tempi moderni nei quali la “tecnologia tiranneggia sulla vita”.

E’ un’analisi affrontata dai filosofi del ventesimo secolo e riproposta anche recentemente da molti pensatori contemporanei. François Raspail conia un aforisma che condensa in una frase l’idea di “scienza, sola religione dell’avvenire”. E sono molti che vedono addirittura avvicinarsi un altro scisma, non solo quello tra la scienza e Dio, ma anche quello tra l’uomo e la tecnologia. Come scrive Paul Virilio nell'”Incidente del Futuro”: “Dopo millenni, non tanto di umanesimo quanto di antropocentrismo (greco-latino e giudaico-cristiano), si prepara un grande scisma, di cui viviamo solo gli inizi”.
Secondo la tradizione cabalistica la “morte di Dio” è legata alla fabbricazione del Golem, quindi la tecnologia soppianta la spiritualità. E ora, con inquinamento, incidenti, cibernetica, fertilizzazione in vitro, protesi di vario genere, computer e Internet che sostituiscono la memoria e spesso l’immaginazione, il Golem-tecnologia potrebbe minacciare l’uomo.
Il concetto è stato illustrato perfettamente in un film di successo come “Matrix” in cui gli esseri umani sono trasformati in “pile di energia” per nutrire le macchine: fantascienza che riflette una delle paure dell’uomo contemporaneo. E le stesse paure, formulate diversamente le esprime Qutb.

Torniamo al filosofo di al Qaida e allo scisma tra ragione e spirito, così come venne concepito nell’antica Grecia.
Qutb differisce dall’analisi dei filosofi occidentali poiché non individua l’errore nel pensiero dei filosofi ellenici bensì punta il dito sull’antica Gerusalemme.
Furono gli ebrei, i primi seguaci di Gesù Cristo, scrive Qutb, ad operare quella scissione tra mente e corpo, tra ragione e fede.

Secondo Qutb la persecuzione dei cristiani impedì che il messaggio di Gesù Cristo, che l’Islam considera solo un profeta e non il Messia, fosse comunicato ed esposto accuratamente. I Vangeli, “risultato di fraintendimenti ed improvvisazioni, non sono accurati ed affidabili”, dice Qutb.

I Cristiani, secondo Qutb, enfatizzarono il messaggio divino di spiritualità e amore portato da Gesù, ma rifiutarono il sistema legale dei Giudaismo, il codice di Mosè che regolava ogni momento della vita quotidiana.
Al suo posto, i primi cristiani importarono nella loro teologia la filosofia dei Greci, la convinzione che l’esistenza spirituale sia completamente separata dalla vita fisica, che esista una zona di puro spirito.

Ecco un esempio di ciò che dice Qutb: nel IV secolo dopo Cristo, l’imperatore Costantino si converte e così tutto l’Impero Romano si cristianizza. Ma fu una conversione – dice Qutb – fatta con opportunistico spirito pagano, dominata da scene di lussuria, ragazzette semi-nude, gemme e metalli preziosi. La Cristianità, avendo abbandonato il codice Mosaico, non poteva difendersi né essere difesa moralmente. E quindi i cristiani, inorriditi dagli usi e costumi dei romani, si difesero dal deliquio imperiale con il culto dell’ascetismo monastico.

Ma per Qutb anche questo è un errore perché l’ascetismo dei monaci cristiani è in conflitto con la qualità fisica della natura umana. In questo modo la Cristianità ha perso il contatto con il mondo fisico.

Il codice mosaico, con le sue leggi sull’alimentazione, l’abbigliamento, il matrimonio, il sesso e tutto il resto, comprendeva il divino ed il terreno in un unico concetto, che era il culto di Dio. La Cristianità ha diviso queste cose in due: il sacro da una parte, il secolare dall’altra. “Date a Cesare ciò che è di Cesare, a Dio ciò che è di Dio”.url-1

La scienza
Ora siamo nel VII secolo. Arabia. Dio porta la rivelazione al suo profeta Maometto che stabilisce la relazione corretta a e non distorta con la natura umana. Maometto detta un codice legale molto severo, che mette la religione in armonia con il mondo fisico. Le profezie di Maometto, nel Corano fanno dell’uomo il “vice-reggente” di Allah sulla terra: lo incaricano di occuparsi del mondo fisico, non semplicemente di viverlo come qualche cosa di alieno alla spiritualità o come una stazione di sosta sulla strada dell’aldilà cristiano.

Ed è per questo che gli scienziati musulmani del Medio Evo prendono talmente sul serio questo invito da cominciare un’analisi sulla natura della realtà fisica. Così nelle università islamiche dell’Andalusia e ad Oriente, gli scienziati musulmani, approfondendo questa ricerca, scoprono il metodo scientifico o induttivo, che apre le porte a tutto il successivo progresso scientifico e tecnologico.
Il califfato tracolla, sotto l’attacco dei crociati, dei mongoli e di altri nemici. Qutb dice che è perché i musulmani dimostrano di non aver abbastanza fede nelle rivelazioni di Maometto. “Non riuscirono a trarre il massimo dalla brillante scoperta del metodo scientifico”.

Le scoperte dei musulmani giungono in Europa. Qui, nel XVI secolo, il metodo scientifico islamico inizia a dare risultati e nasce la scienza moderna.
Ma la Cristianità, con la sua insistenza sulla divisione tra mondo fisico e spirituale, non gestisce bene il progresso scientifico, e quindi questa scissione dilaga nella cultura e forma l’atteggiamento della società verso la scienza.

Secondo Qutb, gli europei iniziano ad immaginare Dio da una parte e la scienza dall’altra, la religione di qui, la ricerca intellettuale di là. Da una parte la naturale propensione dell’uomo per la ricerca di Dio e per una vita ordinata da regole divine, dall’altra il desiderio umano di conoscenza dell’universo fisico. La Chiesa contro la Scienza e gli Scienziati contro la Chiesa. Ecco l’errore della cultura giudaico-cristiana, nell’analisi di Qutb.

Il dominio dei progressi scientifici permette all’Europa di dominare il mondo e gli europei infliggono “l’odiosa schizofrenia” su genti e culture in tutti gli angoli del globo.
E’ l’origine della moderna miseria: l’ansia della società contemporanea, il senso di sbando, la mancanza di motivazione, di senso, il desiderio per i falsi piaceri.

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Imperialismo occidentale
Questa crisi della vita moderna viene percepita da ogni persona in grado di pensare nell’Occidente cristiano. Ma la leadership europea sull’umanità – secondo Qutb e successivamente secondo i suoi seguaci – impone questa crisi su ogni persona anche nel mondo musulmano. I cristiani in Occidente subirono la crisi della vita moderna come conseguenza della loro stessa tradizione teologica, il risultato di circa 2 mila anni di errore ecclesiatico. Ma i musulmani hanno dovuto subire la stessa esperienza perché è stata imposta loro dai cristiani, il che fa pesare questa esperienza doppiamente: all’alienazione si aggiunge l’umiliazione.

Qui Qutb tocca un tema facilmente riconoscibile: quella sensazione che la natura umana e la vita moderna siano in qualche modo in contrasto. Che la vita moderna crei chiusura, paure, sensi di colpa, complessi, freddezza, incapacità di comunicazione.

Già dagli anni ’50, Qutb riesce ad identificare il tipo di agonia personale che Mohamed Atta e i terroristi suicidi dell’11 settembre devono aver vissuto nel loro tempo, nelle loro vite. L’angoscia che viene dal vivere un mondo moderno di idee liberali mentre si crede che la vera vita esista altrove, in un mondo coranico di obbedienza alla legge divina. Il presente contro il passato, il secolare contro il sacro. E’ da questa confusione, da questo contrasto – generato dall’errore dei Cristiani, secondo Qutb – che nasce la rabbia terrorista.

I colpevoli
Nella visione di Qutb i colpevoli di tutto questo sono non solo i cristiani nel loro errore, ma anche gli ebrei, che lui vede come ingrati a Dio, senza scrupoli, arroganti quando al potere. Il sionismo è parte dell’eterna campagna degli ebrei per distruggere l’Islam. Ma ancora più pericolosi degli ebrei sono i musulmani che vanno a braccetto con l’errore cristiano, quelli che hanno inflitto la “schizofrenia” cristiana al mondo islamico, come ad esempio la Turchia di Kamal Ataturk.

Per rispondere a questo errore, per punire i colpevoli e riconquistare il ruolo della legge divina nella vita quotidiana Qutb ha un piano, un piano rivoluzionario per rimettere l’uomo in contatto con il mondo naturale e con Dio, togliendogli le angoscie del vivere…

In sintesi, lo sguardo filosofico e teologico di Qutb sulla realtà e sulla storia rispecchia in qualche modo la riflessione di gran parte della critica sociale e filosofia moderna, ma riviste attraverso il filtro del commento coranico, della visuale musulmana. Ciò gli ha permesso di proporre una serie di contromisure che nessun pensatore occidentale oserebbe considerare e prendere sul serio.

L’America e l’Islam
Qutb critica gli Stati Uniti non perché questa nazione fallisca nel tentativo di essere una società liberale, ma proprio perché E’ una società liberale. La sua critica riguarda la riuscita divisione tra STATO e CHIESA. E’ di nuovo qui l’errore. Non si tratta di una critica politica, ma teologica, o ideologica.

“Il conflitto – scrive Qutb – non è economico, politico o militare, spostare su questo piano l’analisi serve a far apparire noi islamici che insistiamo nel parlare di religione come dei fanatici, dei retrogradi”.
“Ma in realtà il confronto non è sul controllo del territorio, sulle risorse economiche o sul dominio militare: se crediamo sia questo, cadiamo nelle mani del nemico e non avremmo nessuno da incolpare per le conseguenze tranne noi stessi”.

Per Qutb l ‘esigenza dell’Occidente, guidato dall’America, è sempre stata quella di eliminare l’Islam per salvare le proprie dottrine dall’estinzione. Ed è per questo che Crociati e Sionisti si sono coalizzati nell’attacco al mondo islamico. Non un attacco militare, non un attacco sui territori: la gente con idee liberali cerca di “restringere l’Islam ai riti emotivi e rituali, impedendogli di partecipare alle attività della vita per contenere la sua completa predominanza su ogni attivita umana secolare, una preminenza che si guadagna in virtà della sua natura e funzione”.

Per fermare tutto ciò, per fermare l’invasione delle idee liberali dell’Occidente e degli Ebrei, aiutati dai musulmani “moderati” – scrive Qutb nel libro che gli causa la condanna a morte: “Pietre Miliari”- all’Islam non resta che formare una “avanguardia” (termine che gli viene probabilmente da Lenin, anche se Qutb pensa piuttosto ad un piccolo gruppo animato dallo spirito di Maometto e dei suoi Compagni all’alba dell’Islam).

Questa “avanguardia” di veri musulmani inizierebbe il rinnovamento dell’Islam e della civiltà in tutto il mondo. Si ribellerebbe ai falsi musulmani e agli ipocriti, facendo come fece Maometto, e cioè fondando un nuovo Stato, basato sul Corano. Da lì l’avanguardia farebbe risorgere il califfato per portare l’Islam in tutto il mondo, proprio come Maometto.
L’avanguardia riporterebbe la shariah, il codice musulmano, che diventerebbe il codice legale di tutte le società.
“Una vita per una vita, un occhio per un occhio, un naso per un naso, un orecchio per un orecchio”.

Qutb non accetta di considerare queste punizioni come barbare o primitive. La sharia, nella sua visuale, vuol dire liberazione. Altre società, ispirate a principi non coranici, costringono la gente ad obbedire alle leggi fatte da altri uomini, li assoggetta a dei padroni. Ma nella sharia, nessuno è costretto ad obbedire a dei semplici umani: la sharia, nelle parole di Qutb, significa “l’abolizione delle leggi fatte dagli uomini”, il sistema islamico significa “la completa e vera libertà di ogni persona e la piena dignità di ogni individuo nella società”.
In altre parole “in una società in cui alcune persone sono i signori che creano leggi e altri sono gli schiavi che obbediscono, non c’è vera libertà, nessuna dignità per ogni individuo.”

E’ qui che Qutb crea una sorta di sincretismo tra la sua interpretazione di ciò che significa l’obbedienza alla legge del Corano e l’uguaglianza tra gli esseri umani. Forse la sua filosofia viene influenzata – o forse è un tentativo di contrapporsi – dal socialismo di Nasser, ma in sintesi il suo richiamo è per una vera uguaglianza dinanzi alle regole irremovibili e severe del Corano, e non di fronte alla manipolabilità delle leggi umane, usate solo perché alcuni controllino altri. Solo uno Stato islamico potrebbe porre fine alle ingiustizie.

Per arrivare a questo, al ritorno di un califfato islamico nell’intero mondo, per combattere l’alienazione del mondo moderno basato sulla disarmonica divisione tra Dio e legge c’è solo un modo: la jihad, la guerra santa, la lotta, la violenza, così scrive Qutb.
Ed è per questo che secondo Qutb questa avanguardia dev’essere disposta al martirio così come viene declinato nella sura della “Vacca” nel Corano.

“Coloro i quali rischiano le loro vite e vanno a combattere, coloro i quali sono pronti ad offrire le proprie vite per la causa di Dio sono persone piene di onore, puri di cuore e benedetti nell’anima. Ma la grande sorpresa è che quelli tra di loro che saranno uccisi nella lotta non devono essere considerati o descritti come morti: essi continuano a vivere, come Dio Stesso chiaramente specifica”.

L’assenza di una risposta filosofica dell’Occidente
E’ proprio attraverso questi ragionamenti che Qutb sceglie di sacrificarsi per rispetto ai tremila seguaci egiziani che credono nella sua parola. E infatti alcuni di quei tremila divennero poi le basi del terrorismo egiziano degli anni ’70, la decade successiva alla sua esecuzione. Gruppi che poi confluirono nella formazione terroristica di bin Laden, fornendo ad Al Qaeda la dottrina fondamentale.

Ed è dal ceto sociale di Qutb, dalla media borghesia, che il terrorismo musulmano continua ad arruolare adepti. Non sono i poveri disperati a farsi saltare in aria, a dirottare aerei e buttarsi contro i grattacieli, ma persone con un’educazione, studenti, “talebani” che conoscono il Corano e che sono stati conquistati da questa filosofia, da questo credo. Sono persone che credono di poter dare una spiegazione all’infelicità del mondo, basata secondo loro su secoli di errore teologico, e che credono di lottare per riportare l’umanità ad una società perfetta.
La saggezza, la pietà, la morte e l’immortalità sono, nella loro visione del mondo, la stessa cosa.
Per quanto malsane dal nostro punto di vista, queste sono serie basi filosofiche e teologiche dalle quali sferrare un attacco.

E noi? Siamo in grado di rispondere con altrettante certezze o profondità? I nostri presidenti rispondono con gli eserciti. Questo è il loro ruolo in una società che ha ancora bisogno della logica della guerra. Eppure Bush dopo l’11 settembre aveva promesso una guerra di idee. Ma non è all’altezza e idee non ne ha portate. Ha cacciato Saddam Hussein dal potere, dice di avere tagliato i finanziamenti di Al Qaeda, ha dato una dimostrazione della forza. E’ sufficiente? No, non è sufficiente. La crisi dell’Occidente indicata da Qutb esiste, ne parlano filosofi e leader religiosi da decenni. Ma quando finirà il pensiero debole che sembra voler cantare la ninna nanna del crepuscolo di una civiltà?
Siamo di fronte all’esigenza di trovare una nuova etica che ci permetta di vivere nella libertà conquistata con la democrazia ma senza indebolirci. E non bastano le promesse di una politica morale che emergono dal Dipartimento di Stato americano e i corsi di Etica ai quali vengono sottoposti i cadetti di West Point. E’ il mondo intellettuale e spirituale che dovrebbe rispondere in questo momento. E’ altrettanto importante che difendersi dal terrorismo.

16 maggio 2003
(Carlo Pizzati ©)

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