SAGGI+

Parole nel caos. di Carlo Pizzati

(nota: intervento al workshop su Caos e parole del “think net” Vedrò 2011. Il testo integrale sullo scopo del working group inviato dagli organizzatori è in fondo a questo documento. Le domande essenziali cui si risponde nel testo qui sotto sono le seguenti:

– Globalizzazione, radicamento e stratificazione delle differenze etniche e sociali, nuovi cultural divide, crossmedialità, sono tutti fenomeni che concorrono a rendere più ardua la sfida di un uso positivo e creativo della parola.[…]

– Come il linguaggio sta oggi condizionando la nostra immaginazione?

– Come ci può aiutare a dialogare davvero alla ricerca di prospettive nuove?

– Quali sono i ponti linguistici nella frammentazione e moltiplicazione delle differenze culturali?

– Come il linguaggio si riformula nella crossmedialità?)

 

LE VERE NEMICHE DEL CAOS.

“La globalizzazione rende più ardua la sfida di un uso positivo e creativo della parola?”

Cosa s’intende per uso positivo e creativo della parola? Un uso positivo: in riferimento a quale polarità? Qual è un uso negativo della parola?
La domanda è così generica che la risposta sfugge. E’ troppo soggettiva. Positivo per chi? In merito a quale fine? E “uso creativo della parola” cosa significa?
La parola, o l’uso delle parole, è di per sé un gesto creativo.

Le parole consumate e le parole che non riflettono con esattezza il significato voluto sono parole che non rispondono alla sfida di un uso positivo della parola? Ma in riferimento a cosa? Allo status quo di un linguaggio che si evolve male. Cosa significa “che si evolve male”? Che l’utilizzo del linguaggio non è al servizio del senso.
Parole che generano il caos invece di combatterlo.
Non sono le parole le nemiche del caos, bensì le parole giuste.
Quali sono le parole giuste? Quelle che più si avvicinano al senso voluto da chi esprime il pensiero attraverso quelle parole.
In che modo s’impara un utilizzo corretto delle parole? Attraverso lettura e scrittura. In quest’ordine.
Ma allora “globalizzazione, radicamento e stratificazione delle differenze etniche e sociali, nuovi cultural divide, crossmedialità” sono davvero fenomeni che rendono più difficile la pratica della lettura e della scrittura, indispensabili per far sì che le parole siano al servizio di un Ordine e Senso non agenti solo del Caos?
Non vedo come.
La globalizzazione, in ambito culturale, dovrebbe far sì che si vengano a conoscere autori di paesi molto diversi dal nostro. E così in Italia. Basti guardare i dati editoriali: il fatto che per gran parte degli editori l’autore straniero sia spesso una voce delle vendite che supera il 50 se non il 60 e in alcuni casi il 75 per cento delle vendite totali sembra dimostrarlo. Ciò accade anche grazie alla globalizzazione. Oltre che al provincialismo,  alla storica disponibilità di lasciarsi colonizzare anche culturalmente e altri meccanismi malati dell’industria culturale.


LA TASSONOMIA DELL’EBREO-ITALIANO AFRO-ANIMISTA

Le differenze etniche e sociali…

Non è chiaro cosa significhi. “Etnia” è un termine impreciso e scientificamente labile. Sappiamo che non esiste un’etnia italiana, né certamente una padana né un’etnia meridionale, siciliana, campana, lombarda, ligure, non esiste un’etnia regionale.
L’etnia è una popolazione di esseri umani i cui membri si identificano in un comune ramo genealogico o in una stessa stirpe, differenziandosi dagli altri come un gruppo distinto. Tutto ciò, nel contesto delal penisola italiana attraversata periodicamente nei secoli dei secoli da diversissimi generi di popolazioni di varia provenienza geografica è ridicolo.

Se intendiamo, invece di etnia, individui accoumnati da cultura, lingua, religione, usi e costumi forse il discorso cambia. Per Max Weber “gruppo etnico” definisce quei gruppi umani che condividevano la “credenza soggettiva di una comune origine”, a prescindere dalla sussistenza o meno di reali affinità parentali. Per gli americani, i gruppi etnici sono: afro-americani, ebrei, irlandesi, italiani, portoricani e cieò gruppi che secondo loro hanno medesima “razza” (concetto ancora più improbabile), religione e origine nazionale.
Quindi un ebreo-italiano di religione afro-animista a quale etnia apparterrebbe? A quale razza?
Tassonomie più che ridicole, ottuse: ma indispensabili ai fini di un’organizzazione dello Stato. Come sappiamo la burocrazia non ha bisogno di seguire i dettami della logica né della scienza per creare le sue regole.

Meglio non confondere la burocrazia con la realtà, o perlomeno con ciò che ci appare come la realtà. Non vedo come il radicamento e la stratificazione delle differenze etniche e anche sociali possano rendere meno positivo e creativo l’uso delle parole.

L’ARATRO ARTISTICO.

“La parola si svuota e la retorica si impadronisce del discorso. Il linguaggio contribuisce a generare il caos”.

Questo primo fenomeno è dovuto alla scarsa pratica della lettura e della scrittura. E come il linguaggio contribuisca a generare il caos l’abbiamo già speigato nella prima parte. Ovvero, in primo luogo il caos esiste in quanto può essere descritto. Se poi l’utilizzo inesatto della parola contribuisce all’aumento di confusione, ciò è dovuto a una perdita di conoscenza dello strumento dovuto alla scarsa pratica.
L’aratro non può essere usato per dipingere. O forse sì, se ne può fare un uso creativo, ma dipenderà poi dal risultato se ciò che viene creato è arte o caos. Ossia, ciò che conta è l’intelligibilità. Se usiamo parole nuove in contesti diversi e l’effetto generato è efficace siamo alla scoperta di un linguaggio nuovo: questo è un uso creativo delle parole.

COME L’UTENTE DIVENTA UTENSILE.

Quali sono allora i punti di rottura in cui le parole smettono di significare impedendo dialogo ed evoluzione?

Quando i maestri, gli esempi da seguire, chi parla in pubblico e al pubblico, chi viene imitato, insomma, può permettersi un utilizzo scorretto della lingua e anzi viene premiato per questo.

Sono un ragazzo fortunato perché non c’è niente che ho bisogno” Lorenzo Cherubini.
Ok se tu mi vuoi, l’appuntamento è sempre per le sei, sarei una pazza se non ci verrei” Valentina, trans neomelodico.

Ma perché l’oratore sgrammaticato può prendere il microfono senza censura e biasimo, anzi facendo leva proprio sul linguaggio scorretto come strumento di carisma?
La risposta è putroppo banale, come tante verità: la mercificazione di massa rende indispensabile abbassare la soglia comunicativa al minimo comune denominatore.
Se il canone è dettato da esigenze commerciali e non formative, il linguaggio deve per forza divenire quello più diffuso, ed è purtroppo quello meno preciso perché parlato da una vasta maggioranza di non lettori e spesso anche, per nostra fortuna, di non scrittori.

Se l’ignoranza dell’utilizzo esatto del linguaggio si diffonde assieme e a causa dell’atrofizzazione di attività come lettura e scrittura, il linguaggio diventa anoressico.
Impoverendosi, si depaupera il pensiero che dovrebbe esprimere.
Il risultato è una maggiornaza non più di persone o cittadini, ma di utenti, i cui meccanismi sono sempre più elementari, rendendo così sempre più facile il loro utilizzo.
Ovvero, grazie all’impoverimento della padronanza del senso delle parole, l’utente diventa utensile.
E’ lui lo strumento che deve lavorare meccanicamente per soddisfare necessità la cui radice non solo non riesce a capire, ma forse nemmeno a intravedere.

DACCI OGGI LA NOSTRA ICONOFAGIA QUOTIDIANA…

La nostra immaginazione allora risente di questo caos nelle parole?

L’immaginazione, lo dice il termine, è fatta da immagini, non parole. Dovremmo forse preoccuparci di più di quell’iconofagia quotidiana cui sottomettiamo gli occhi nelle nostre città e case, in quanto a danni all’immaginazione. Per fortuna poi arrivano i sogni a scompaginare tutto e a rimescolare la nostra ebbrezza di immagini con un Demiurgo misterioso, forse nascosto in qualche piega dell’Inconscio (sempre che esista).
Le Parole, come appunto la buona poesia, possono essere la fonte alla quale abbeverare un’immaginazione desiderosa di stimoli, inneschi e micce verbali per esplosioni visive.
Se le parole sono quelle sbagliate, la deflagrazione non avverrà.

IL TEATRO DELLE PAROLE.

Come ci si può aiutare a dialogare davvero alla ricerca di prospettive nuove?

Prima di chiedersi come, forse è meglio chiedersi “se” ci si può aiutare.
Il rapporto con le parole, lo ripeteremo ad nauseam, è ovviamente fondato su lettura e scrittura, ma è anche giusto precisarlo, sull’ascolto di parole giuste, quindi anche sulla buona recitazione di buoni testi (ovvero testi che usino un linguaggio esatto).
Allora il singolo, l’individuo, può nutrirsi di buone letture, buon teatro, buon cinema con buoni testi, ma avrà con queste opere un’esperienza diretta e solitaria, non collettiva.
Solo così può davvero far proprio il significato, senza tradurlo attraverso schemi – magari addirittura ideologici – appresi da altri.
Quindi al massimo ci si può aiutare nella ricerca di un miglioramento dell’esattezza del nostro linguaggio consigliandoci gli uni con gli altri i buoni maestri.
In questo, i canali di comunicazione di massa tradizionali – carta stampata, tv, radio – a volte eccellono, ma sempre più cadono vittime del pervasivo clientelismo e nepotismo che già pervade il resto della nostra società.

IL PRIMO MATTONE DEL PONTE LINGUISTICO.

Quali sono i ponti linguistici nella frammentazione e moltiplicaizone delle differenze culturali?

Cos’è la frammentazione e moltiplicazione delle differenze culturali? Cosa si intende con questo parlare oscuro? Parliamo di chi utilizza la lingua con cognizione in rapporto a chi lo fa nella confusione dei significati? Allora prima di stabilire quali sono i ponti, meglio stabliire il metodo per costruirli. Il primo è la chiarezza. Parlare chiaro. Scrivere chiaro.
Ciò non significa svilire la complicazione del pensiero con concetti più rudimentali. Non siamo demagoghi. Significa sapere ciò che si sta dicendo e trovare le parole universalmente più esatte per esprimerlo, ma nel contempo avere anche la cognizione della comprensibilità del linguaggio che si sceglie.
Più ristretta ed elevata la scelta della parole, più esili saranno i ponti linguistici tra i frammenti delle molteplici differenze culturali. Ad esempio una frase come “come il linguaggio si riformula nella crossmedialità” non è per niente chiaro alla gran parte dei lettori. Quindi perde di forza e di conseguenza di utilità.
La sociologia e la linguistica non salveranno la lingua.
Aveva ragione Calvino. E’ compito della letteratura: buone storie e la capacità di scriverle in modo da affabulare informando ed emozionando con il linguaggio più esatto possibile.

(Caos e parole. VeDrò)                     Vicenza 26 agosto 2011    

(Carlo Pizzati © 2011)

TESTO ORIGINARIO DEL WORKING GROUP.
Lo scopo del Working group è quello di avviare una riflessione
sull’uso e abuso del linguaggio nella società contemporanea,
con particolare attenzione ai luoghi elettivi in cui si elaborano
la nostra cultura, il nostro immaginario, e dove si assumono decisioni
rilevanti per i destini individuali e della comunità. In tal
modo, intendiamo risalire ai nuovi significati e ai nuovi valori che
caratterizzano la cultura contemporanea, prevedendo future
evoluzioni possibili.

Globalizzazione, radicamento e stratificazione delle differenze etniche e sociali, nuovi cultural divide, crossmedialità, sono tutti fenomeni che concorrono a rendere più ardua la sfida di un uso positivo e creativo della parola.

Le mutazioni del contesto
contemporaneo mettono in crisi consistenza e univocità:
assistiamo alla convivenza di diverse strutture e tipologie discorsive.
Nella babele di parole sorte, morte e risorte, invertite
di significato, slittate, risemantizzate rischiamo di perderci:
la parola si svuota e la retorica si impadronisce del discorso. Il
linguaggio è allo stesso tempo la vittima, l’assassino e la soluzione
del giallo. Contribuisce a generare il caos ma, in quanto
struttura significante, rappresenta anche l’unica soluzione e via
di superamento. Questa è la sua funzione primaria: dare ordine
alle cose, renderle intellegibili e permetterci di agire su di esse.

Riappropriarci del nostro futuro significa saper articolare e verbalizzare
una narrazione dotata di senso e, dunque, di prospettiva.
Il linguaggio in quanto discorso rappresenta la via maestra
del rapporto con l’Altro, l’unico modo di costruire un orizzonte
comune ed è più che mai importante riconoscerne l’attuale statuto
sociale, i fraintendimenti e gli automatismi in cui rischiamo
di incorrere. È l’incontro con l’altro a generare naturalmente il
caos perché ci porta fuori dal nostro campo: c’è bisogno di una
reciproca focalizzazione per determinare, insieme, il nuovo significato
di una parola e quindi di un’esperienza.

Il linguaggio è uno spazio neutro di definizione a due o più vie attraverso cui
negoziare le relazioni. Tutti quelli coinvolti nelle attività di linguaggio
abbandonano l’identità individuale per poter mantenere
il disequilibrio, quello che possiamo chiamare lo sbaratto sociale,
per ottenere il contatto. Cercheremo di individuare i punti di
rottura, spaesamento, sovrapposizione in cui le parole smettono
di significare impedendoci di dialogare ed evolverci. In questo
modo, le ricomprenderemo nel loro valore e ci lasceremo guidare
dalla potenza dei loro significati. Ci faremo ispirare dal linguaggio
per far emergere il meglio che c’è in noi e nella società e
per far apparire, come in una cartina di tornasole, i nuovi valori
che contraddistinguono il nostro tempo.

C’è un nucleo di verità nel linguaggio, al di là della fluidità del
gioco dei significati, che non è una gabbia ma un invito al libero
esercizio delle facoltà intellettuali e spirituali dell’uomo. Il linguaggio
è tanto vicino alla realtà quanto strumento indispensabile
per l’immaginazione. Le parole non sono le cose solo perché
permettono di distaccarcene e quindi riconoscerle e modellarle.

Come il linguaggio sta oggi condizionando la nostra immaginazione?

Come ci può aiutare a dialogare davvero alla ricerca di prospettive nuove?

Quali sono i ponti linguistici nella frammentazione e moltiplicazione delle differenze culturali?

Come il linguaggio si riformula nella crossmedialità?

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s