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La partita a scacchi (capitolo 13 di “Criminàl” di Carlo Pizzati)

Un corpo senza testa cessa di vivere. Magari sopravvive per un po’. Razzola in un parcheggio, sbandando gira su sé stesso. Poi si accascia.
Pedoni, torri, cavalli, alfieri, e persino la regina, sono solo arti di un corpo che può essere mutilato affinché la testa continui a vivere.
Immobile, il Re pensa: sta decidendo, si presume, anche se non è certo sempre così, le mosse di tutti per vincere partite, sopravvivere, fare strage di nemici, sovrastare altri re.
La logica degli scacchi è in contrasto con l’ideale d’eguaglianza, fratellanza e libertà. Nulla è meno democratico di questo gioco. Ogni pezzo è sacrificabile in nome del re. Ognuno può e deve morire per salvare il capo, il sommo sacerdote, il basileus, il mullah, il presidente, in una logica di fanatismo bellico che obbliga a morire per salvare il proprio colore.
Giocherò una partita a scacchi con me stesso, si disse allora Ezio, cercando i pezzi nella sacca a tracolla, in quel sentiero nel bosco, il giorno dopo quella sera al bar Dante.
Sulla scacchiera dove due colori si odiano riscoprì logore tattiche difensive di vecchi sé ormai estinti. Avversario di sé stesso, esaminò lo spostamento delle proprie forze nel corso della vita, si avvicinò al dettaglio così intensamente da perdere lo sguardo sul gioco d’insieme, trascurando d’essere anche lui il pezzo di un’altra scacchiera.
Arroccamenti con torri omeriche che subiscono lenti assalti di pedoni astuti, trappole d’alfieri obliqui a cavalli zoppicanti.
Sulle prime, tenne ferme le regine passionali e i re dalla collera immobile, incitando gli alfieri sanguinari, i cavalli nervosi, i pedoni kamikaze che si spinsero al centro della scacchiera.
Osservò i giochi di strategia di un vecchio sé stesso che ormai non era più e che mai tornerà a essere. L’altro Ezio aveva appena mosso il cavallo bianco.
L’Ezio di Adesso riconobbe lo sfidante delle decisioni istintive, irresponsabili, l’Ezio di Prima sempre pronto a rischiare tutto basandosi sull’impulso di una ruvida intuizione. L’Ezio Adesso osservò gli Ezio Prima, che erano già due: un Ezio Recente e un Ezio Antico.
La coscienza passò da Ezio agli altri sé, a seconda del turno di mossa. Entrò rapido nell’altro, seduto fantasticamente dall’altra parte della scacchiera, sul prato di quel bosco silenzioso e freddo.
Si ricordò sensazioni e punti di vista di quell’Ezio Antico che aveva appena mosso il cavallo bianco. Nessuno sapeva più chi dei tre era in vantaggio. Se il nuovo sé, l’Ezio Avventato o l’Ezio Timoroso di chissà quanti anni fa.
Bianco che diffonde la luce solare senza assorbire radiazioni, il risultato dell’esperienza. Vede tutto, ma resta nuovo: il presente. Bianco neve, latte. Carta per scrivere.
Nero che assorbe tutti i raggi di luce, di ogni colore, senza respingerne nessuno, tutti i vecchi caratteri. Nero bruciato dal passato, tempo rappreso. Inchiostro. La partita era allo stallo, il Nuovo perso nella contemplazione del Vecchio. Bloccato. Immobilizzato.
Ezio gettò all’aria i pezzi bianchi e neri.

 

da Criminàl, qui su Amazon disponibile per Kindle e iPad

 

(copyright 2012 Carlo Pizzati ©)

 

 

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